"Zio Settimo mi aiuti?": sconti su affitti e recupero merce rubata, tutti in fila dal nuovo Riina

Mineo - capo del clan di Pagliarelli - che aveva una gioielleria in corso Tukory, per gli abitanti della zona era una figura autorevole a cui rivolgersi in ogni occasione. Il vecchio boss ascoltava tutti e imponeva il suo controllo asfissiante e diffuso sul territorio

Settimo Mineo arrestato ieri

A lui si rivolgevano tutti. Per ottenere uno sconto sul canone di locazione, per recuperare la merce rubata e persino per fare da 'mediatore' per ottenere il pagamento di un credito. Settimo Mineo, che ufficialmente aveva una gioielleria in corso Tukory ed era capo del mandamento di Pagliarelli, era ritenuto dagli investigatori l'erede di Totò Riina. L'uomo, 80 anni, finito ieri in carcere nell'ambito dell'operazione antimafia 'Cupola 2.0' dei carabinieri del comando provinciale di Palermo, era per gli abitanti della zona una figura autorevole a cui rivolgersi in ogni occasione. E lui, il vecchio boss, ascoltava tutti e imponeva il suo controllo asfissiante e diffuso sul territorio.

Nel maggio del 2015, accompagnato dal suo autista e factotum Matteo Maniscalco, si reca in un'autofficina in via Ernesto Basile. A chiedere il suo intervento era stato un cliente del meccanico, proprietario di un veicolo rimasto danneggiato in un incidente, che con il titolare dell'officina si era accordato per ottenere un risarcimento maggiore rispetto all'effettiva entità del danno. Il meccanico si era impegnato, una volta ottenuti i soldi dalla compagnia assicurativa, a consegnare 500 euro al proprietario dell'auto, ma quel denaro non l'aveva mai versato. Così l'automobilista aveva deciso di rivolgersi proprio a Mineo.

E l'intervento del capo dei capi era stato risolutivo. "Mi hanno chiuso oggi la pratica, mi hanno levato cinquecento euro" si giustificava il meccanico con Mineo, spiegando di aver ricevuto un indennizzo inferiore a quello che avevano preventivato: a fronte di una fattura da lui presentata per 6.891 euro, gli erano stati liquidati solo 6.300 euro.  

Mineo, però, tagliava corto, rimarcando che l'accordo era avvenuto sotto la propria supervisione e che, pertanto, doveva essere rispettato. Date le circostanze, però, spiegava che "eccezionalmente" avrebbe concesso al titolare dell'officina di consegnare una somma lievemente inferiore rispetto a quella convenuta, 400 euro rispetto ai 500 pattuiti. E di fronte alla resistenza del commerciante e ai tentativi di contrattare ulteriormente al ribasso la somma, lo aveva interrotto bruscamente. "Duecento? Che fa scherza? Che fa l'elemosina a quel ragazzo? Quattrocento me ne deve dare e il Signore aiuta a lei e a quel ragazzo pure. Domani o dopodomani viene Matteo e se li viene a prendere".

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