Anelli, orologi e pietre preziose: sequestrato tesoretto da un milione a Gaetano Fontana

Per polizia e guardia di finanza i beni trovati nelle abitazioni dei fratelli Rita e Giovanni sono frutto del reimpiego di capitali illeciti. L'attività d'indagine s'inserisce nell'operazione Coffee break che ha fatto luce sugli interessi che collegano l'Acquasanta e Milano

I beni sequestrati a Gaetano Fotana, 43, figlio del boss deceduto nel 2012

Un tesoro fatto di orecchini, anelli con diamanti e vari orologi da polso incastonati di pietre preziose, tra i quali anche un modello da circa 150 mila euro. La polizia e la guardia di finanza hanno dato esecuzione a un decreto emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo nei confronti del 43enne Gaetano Fontana, figlio del boss dell’Acquasanta deceduto nel 2012. Il valore dei beni sequestrati durante le perquisizioni nelle abitazioni dei fratelli Angelo e Rita ammonta a un milione di euro. "Di particolare rilevanza il fatto che - si legge in una nota - alcune marche di orologi rinvenuti coincidessero con quelle delle scatole vuote rinvenute presso i locali della gioielleria in sede di immissione in possesso”. Il riferimento va alla Luxury Hours di via Felice Cavallotti, la boutique di lusso alla quale sono stati apposti i sigilli nel cosiddetto quadrilatero della moda di Milano.

Gaetano Fontana è figlio di Stefano, reggente della famiglia mafiosa dell’Acquasanta, “già condannato definitivamente per associazione a delinquere di stampo mafioso ed in atto - prosegue la nota - sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Milano, in quanto appartenente all'associazione mafiosa ‘Cosa nostra’ e alla famiglia dell’Acquasanta, per conto della quale gestiva il nevralgico settore di riscossione del pizzo”. Le indagini dei militari Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza e degli agenti della divisione Anticrimine-ufficio misure di prevenzione della Questura di Palermo si sono concentrate su quella che poi si sarebbe rivelata “una notevole sproporzione economica tra i redditi leciti dichiarati e gli investimenti patrimoniali finalizzati all’acquisto dei beni”.

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Alla luce di tali accertamenti è stato dimostrato come tali beni, sebbene formalmente intestati ad un familiare di Fontana, fossero riconducibili a lui e quindi andassero considerati frutto del reimpiego dei proventi derivanti dalla attività illecite. Circostanze per le quali sono anche scattati i sei arresti dell’operazione Coffee break coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Un mese dopo il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza e scarcerato i fratelli Rita e Giovanni Fontana. Non si conoscono ancora le motivazioni di tale decisione. “Si ha motivo di ritenere che tali beni - si legge ancora nella nota congiunta - siano parte del compendio aziendale riconducibile alla Luxury Hours, già oggetto di precedente decreto di sequestro in quanto risultata nella piena disponibilità di Gaetano Fontana, che evidentemente aveva tentato di occultarli per sottrarli ad eventuali iniziative di prevenzione patrimoniali”

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Ad ulteriore conferma della ingiustificata disponibilità da parte dei Fontana di quell’ingente numero di gioielli, orologi e pietre preziose, la circostanza che nessuno dei due - sottolineano infine le forze dell’ordine - risulta essere o essere stato in passato titolare di attività commerciali di vendita, di produzione o di riparazione di oggetti preziosi. Sequestrati anche 5.500 euro in banconote di vario taglio.

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