Riina, l’avvocato in diretta tv: "È fuori dal carcere da due anni"

Parla l'avvocato Luca Cianferoni, legale del Capo dei Capi: "Sono certo che una struttura più adeguata gli allungherebbe di un po' la vita. Al momento non è comunque in un albergo a cinque stelle"

"Riina è sottoposto al 41 bis ma non è in carcere. Non ci può stare in carcere perché il carcere non può tenere un detenuto come Riina. Riina sta terminando i suoi giorni ed è curato dai medici. Mi viene da dire che sono certo che una struttura più adeguata gli allungherebbe di un po' la vita. Noi avvocati abbiamo questa caratteristica, di essere antipatici finché non si ha bisogno di loro". Sono le ultime parole pronunciate ieri in diretta tv dall'avvocato Luca Cianferoni, legale del Capo dei Capi, in collegamento con La7, nel corso della trasmissione L'aria che tira.

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"Il signor Riina ha più di una patologia, che vengono trattate sia chirurgicamente che farmacologicamente - ha aggiunto - . Io non voglio impietosire da anni. Sta male da anni. Le vittime non le riporta in vita nessuna galera. Uno Stato non ha bisogno di far morire in carcere un povero anziano. Il problema di questo Stato sa qual è? E' che se ha bisogno di accanirsi così su un anziano malato ha problemi di crescita".

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L'avvocato si appella al diritto alla salute: “Abbiamo ricevuto un monito inequivoco della Corte Europea: uno Stato che si accanisce su anziano malato ha problema di democrazia. Riina è sottoposto a 41bis dal 15 gennaio 1993 riteniamo che una struttura adeguata gli allungherebbe di un po’ la vita. Ma al momento non è in carcere. Non è comunque in un albergo a cinque stelle”.

Proprio due giorni fa la Cassazione ha aperto al differimento della pena per Riina, 86 anni "spiegando" che il "diritto a morire dignitosamente" va assicurato a ogni detenuto. La prima sezione penale per la prima volta ha accolto così il ricorso del difensore di Totò Riina, che chiedeva il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare. La richiesta (si legge nella sentenza 27.766, relativa all'udienza del 22 marzo scorso) era stata respinta lo scorso anno dal tribunale di sorveglianza di Bologna, che però, secondo la Cassazione, nel motivare il diniego aveva omesso "di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico". Il tribunale non aveva ritenuto che vi fosse incompatibilità tra l'infermità fisica di Riina e la detenzione in carcere, visto che le sue patologie venivano monitorate e quando necessario si era ricorso al ricovero in ospedale a Parma.

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