La nuova Cupola mette le cose in chiaro: comanda Palermo, scoperte 28 estorsioni

Le indagini, che hanno portato alla maxi operazione dei carabinieri e a 46 arresti, hanno evitato l'omicidio di un ventunenne e permesso di ricostruire l'assetto della riunita (dopo 25 anni) commissione provinciale e le nuove regole di Cosa nostra. Tutti i retroscena

Uno stralcio delle intercettazioni

La Cupola 2.0 aveva spostato la capitale della mafia da Corleone a Palermo. La commissione provinciale non solo si stava riorganizzando ma, dopo la morte di Totò Riina, i capi mandamento che ne facevano parte avevano deciso che il capoluogo sarebbe tornato a essere il centro nevralgico di Cosa nostra. Non succedeva dai tempi di Bontade.

E' questo il più importante retroscena dell’indagine che ha portato ai 46 arresti di oggi. In manette sono finiti Settimo Mineo, erede del Capo dei capi, e altre 45 persone ritenute - a vario titolo - responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni consumate e tentate, fittizia intestazione di beni aggravata, porto abusivo di armi comuni da sparo, danneggiamento tramite incendio, concorso esterno in associazione mafiosa. Si tratta del risultato di quattro distinti procedimenti penali. Tra gli arrestati ci sono i capi dei mandamenti mafiosi di Villabate, Francesco Colletti; Porta Nuova (Gregorio Di Giovanni); Pagliarelli, Settimo Mineo; Belmonte Mezzagno, Filippo Bisconti. 

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La maxi operazione dei carabinieri, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha impedito l'omicidio di un pregiudicato di Villabate, un ragazzo di 21 colpevole di aver eseguito furti ed estorsioni senza l’autorizzazione di Cosa nostra. Il 30 ottobre 2018 il giovane, che rubava per poi chiedere i soldi ai proprietari degli oggetti in cambio della refurtiva, è stato fermato per estersione. In questo modo si è impedito il delitto programmato, scoperto grazie alle intercettazioni che hanno registrato un colloquio dei vertici del mandamento di Villabate. L'indagine, inoltre, ha permesso di ricostruire 28 estorsioni, di cui 9 denunciate da subito dalle vittime. 

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Proprio grazie alle intercettazioni ambientali le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Palermo sui mandamenti di Porta Nuova, Pagliarelli, Villabate e Belmonte Mezzagno hanno avuto una svolta. "I militari - spiega il procuratore Francesco Lo Voi - sono riusciti a registrare una conversazione all’interno di un’auto nel corso della quale un soggetto raccontava di un incontro al quale avevano partecipato tutti i capi mandamento della provincia di Palermo, la prima nuova riunione della rinnovata commissione provinciale di Cosa nostra, nella quale si è discusso dell’esigenza di ristabilire alcune regole che nel tempo si erano perse per strada e che era necessario tornare a far valere. Che questa fosse una riunione della commissione lo si rivela anche perchè alcuni soggetti benché presenti nel luogo dell’incontro sono dovuti restare fuori perché alla riunione potevano partecipare sono i capi mandamento".

Tutti i nomi degli arrestati

A parlare sono Francesco Colletti, attuale capo del mandamento mafioso di Villabate, e il suo fidato autista Filippo Cusumano, uomo d’onore alla famiglia di Villabate. Dopo diversi tentativi finiti con un nulla di fatto, dalla loro conversazione emerge che il 29 maggio 2018, poco più di sei mesi dopo la morte di Riina, e dopo 25 anni dall'ultimo incontro, la commissione provinciale si riunisce e decide le "nuove" regola della Cupola 2.0.

Folla davanti alla caserma, l'uscita degli arrestati | Video

"Rileggendo quell’intercettazione - continua il Procuratore - sembra di rileggere le dichiarazioni di Tommaso Buscetta. Questo conferma che Cosa nostra è ancora quella. Non può rinunciare alle sue regole, alla struttura verticistica. Ci dice anche che Cosa nostra si riunisce per decidere cose importanti. È evidente che si trova davanti ad un momento importante e la necessità di intervenire in tempi brevi. Anche perché viene individuato anche il capo della commissione, un personaggio non nuovo alle cronache giudiziarie: Settimo Mineo, il quale nel primo maxi processo dice di non conoscere nessuno dei suoi coimputati pur avendo scambiato con alcuni di loro una serie di assegni (con Salvatore Buscemi per esempio), poi rinviato a giudizio per 416 e 416 bis e condannato". L'importanza delle regole emerge anche dall'intercettazione del nuovo padrino: "Si è parlato - dice Mineo - solo di regole oggi: ognuno si prende le responsabilità dei suoi: quando sbagliano siete responsabili, ognuno di voi ne rispondete 'ni sta tavola ca'. Se decidiamo di mettere fuori uno, pure che è dentro da voi, lo mettete fuori all'istante. Può essere 'to frati, to cucino', sono regole ferree".

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Emergono però anche tratti distintivi della nuova Cupola. Cambia il metodo con cui viene scelto il capo, si segue un criterio oggetivo: è il più anziano ad assumere il massimo grado del potere evitando così la competizione tra i componenti. "In questo modo - conclude Lo Voi - nessuno si sente migliore degli altri. Si riesce a superare il problema degli accordi a due o a tre. Tutti si mettono d’accordo più facilmente. E l'unità aiuta gli affari".  "La commissione - aggiunge il procuratore aggiunto Salvatore De Luca - è un organismo collegiale dove non c’è un capo solo. Coniuga tradizione con innovazioni. Crescono i canali di approvvigionamento delle scommesse online soprattitto nel mandamento di Pagliarelli. Emerge anche che Matteo Messina Denaro non comanda la provincia di Palermo". Il metodo delle intimidazioni, invece, non cambia e le estorsioni sono protagoniste esattamente come 40 anni fa. 

La scalata del gioielliere erede di Totò u curtu

L'organismo di vertice di Cosa nostra, composto dai capi mandamento e deputato a prendere le decisioni più importanti per l’organizzazione, fu fondato alla fine degli anni ‘50, al Grand Hotel et des Palmes di Palermo, durante una riunione tra i rappresentanti delle famiglie mafiose americane e siciliane. Dopo la “seconda guerra di mafia”, agli inizi degli anni ’80, cambiò fisionomia, nel senso che il potere ormai incontrastato dei corleonesi faceva sì che perdesse la sua natura di organo collegiale e “democratico” per essere, invece, dominata da Riina. Con il suo arresto, avvenuto nel 1993, la commissione decapitata, smise di funzionare. Provenzano pur avendo assumento il ruolo di capo dell’associazione mafiosa e di coordinamento tra i vari mandamenti, non ha mai presieduto riunioni plenarie. E più volte, nel tempo e nel corso di svariate attività d’indagine, le forze dell'ordine hanno potuto cogliere l’insofferenza degli uomini d’onore a questa situazione di impasse. Il primo tentativo di ricostruire la commissione nel 2008. Provarono l’impresa, senza riuscirci, Benedetto e Sandro Capizzi, Salvatore Scaduto e Giovanni Adelfi: arrestati nel corso dell’operazione Perseo.

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“Ho avuto - afferma il comandante provinciale dei carabinieri, Antonio Di Stasio - una grande squadra e un grande coordinamento. Questo ha permesso il grande risultato di oggi. Il 4 dicembre è una data significativa nella lotta alla mafia. Nel 2008, un’altra operazione dei carabinieri aveva già messo in chiaro il fermento in corso per ricostruire la commissione. Dieci anni dopo questa nuova importantissima indagine. Attraverso due istituzioni (la Procura e l'Arma dei carabinieri) lo Stato si è riunito. Importantissima anche la piena partecipazione dei commercianti vittime di estorsioni che hanno denunciato. Il muro di omertà si è rotto. Li ringrazio per il coraggio”.

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