Le risse nel pub ostaggio dei mafiosi, così i boss bevevano gratis: "Comandiamo noi"

All'interno del Cafè Verdone di Bagheria dettavano legge i malavitosi. I retroscena vengono fuori nelle pieghe dell’operazione Octopus che ha portato a 11 arresti. I titolari del locale sono stati ricevuti dal vicesindaco e assessore alla Legalità

Avrebbero imposto al Cafè Verdone di Bagheria la somministrazione di alimenti e bevande a titolo gratuito. In particolare, hanno spiegato gli investigatori, organizzando disordini e risse nel locale. I loro nomi sono: Emanuele Rughoo, Gaspare Ribaudo, Emanuele Cannata, Francesco Fazio e Mario Giordano, tutti finiti in manette nell’ambito dell’operazione Octopus messa a segno dai carabinieri martedì.

Dall'ordinanza emergono alcuni retroscena relativi ai disordini all'interno del Cafè Verdone. "Ad esempio - si legge - il 4 novembre Ribaudo, insieme a Cannata, aggredì un cliente del locale, provocandogli delle lesioni". E ancora il 18 novembre pochi giorni dopo il grave lutto che lo aveva colpito, non sapendo di essere intercettato, minacciava il titolare del locale. "Siete fortunati ad essere nelle grazie di Gaspare", disse. Mentre Ribaudo aggiungeva: "No che poi questa sera c'è il rischio che qualche madre deve piangere un figlio… io me ne sto andando, di quello che succede dopo io non voglio sapere niente e non sono responsabile di quello che fanno gli altri".

Vengono fuori altri episodi. Come quello relativo al 25 novembre, quando Ribaudo, Cannata e Giordano consumano bevande per 200 euro allontanandosi senza pagare, o come quando - il 15 dicembre - un cliente del locale viene picchiato. Quello di bere e non pagare era un comportamento abituale per il gruppo, documentato più volte. "Siamo tutti una famiglia. Che fa non ti ricordi con chi sono venuto qui a mangiare qualche mese fa e me ne sono andato senza pagare - dice Cannata al proprietario del locale in una 'conversazione' del 23 dicembre 2018 -? Io le risse le faccio quando voglio! Qua sono tutte cose mie... il locale è mio!". Minacce a cui seguì l'aggressione del gestore del locale, costretto a ricorrere alle cure dei medici. "Tu lo sai che sei morto! Domani veniamo con i grossi!".

Dal Comune di Bagheria - a tre giorni di distanza dagli arresti - è stata "espressa solidarietà e vicinanza ai titolari del Cafè Verdone". Oggi i titolari del locale sono stati ricevuti dal vicesindaco e assessore alla Legalità, Daniele Vella "che ci ha tenuto a mostrare la vicinanza di tutta l’amministrazione e sua personale ai giovani titolari del Café - si legge in una nota arrivata dagli uffici comunali -. Nel locale negli ultimi mesi si sono scatenate diverse risse e angherie varie che sono stare segnalate alle forze dell’ordine che già conducevano avanti le indagini relative all’operazione Octopus".

"Siamo vicini ai ragazzi, non mancheremo di supportarli ove necessario, la Bagheria civile, legale e trasparente che è rappresentata dalla quasi totalità dei cittadini bagheresi è con voi  e con le forze dell’ordine e la magistratura – dice l’assessore Vella – non vi mancherà il nostro sostegno come saremo vicini a tutti i commercianti che  avranno il coraggio di raccontare, denunciare per non essere schiavi del pizzo. I giovani vanno invogliati a restare per migliorare questa terra ed investire con attività imprenditoriali nel loro territorio senza essere vessati da chi che sia. Noi siamo tanti, loro sono pochi, pochissimi e nessuno deve avere paura se siamo tutti insieme contro malaffare, pizzo, usura, illegalità".   

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