Il pentito Galliano: "Via D'Amelio, prima dell'esplosione mi dissero 'Senti u botto'"

Il collaboratore di giustizia ha rivelato alcuni retroscena in videoconferenza, al processo per la trattativa tra Stato e mafia, durante l'udienza celebrata nell'aula bunker del carcere Ucciardone: "Riina partecipò a riunioni con ministri"

Nel 1991 il boss Totò Riina, a ridosso della decisione del maxiprocesso, "ha partecipato in Calabria a una riunione con generali, ministri, politici ed esponenti delle istituzioni". A rivelarlo è stato il pentito di mafia Antonino Galliano deponendo, in videoconferenza, al processo per la trattativa tra Stato e mafia, durante l'udienza celebrata nell'aula bunker del carcere Ucciardone. Ma non è stata l'unica rivelazione.

Poi le rivelazioni su quello che successe pochi minuti prima dell'esplosione dell'autobomba in via D'Amelio, che il 19 luglio 1992 uccise il giudice Borsellino e i suoi agenti di scorta. I boss della Noce Mimmo e Stefano Ganci dissero a Galliano, "sentiti u' botto!" (senti il botto). A raccontarlo è stato lo stesso collaboratore di giustizia. Galliano, che all'epoca lavorava come portiere della Sicilcassa in via Cordova, non molto distante dal luogo dell'attentato, ha raccontato di aver sentito effettivamente il boato poco dopo.

Galliano è nipote del boss della Noce, Raffaele Ganci, che lo iniziò introdusse in Cosa nostra secondo i tradizionali rituali nel 1986. Un uomo d'onore "riservato", che essendo incesurato, potevo essere utile per intrattenere rapporti con l'esterno e con soggetti non affiliati a Cosa nostra. Condannato per numerosi omicidi, tra cui quello dell'ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco, Galliano durante le fasi di preparazione degli attentati a Falcone e Borsellino, si occupò dell'osservazione dei due magistrati e delle loro scorte.

Galliano oggi ha parlato anche dei rapporti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. "Marcello Dell'Utri era l'intermediario tra Berlusconi e la mafia". "Dell'Utri dava dei soldi di Berlusconi che venivano ritirati da Antonino Cinà (boss mafioso, ndr) che poi li portava a Palermo. Mio zio Raffaele Ganci faceva avere questi soldi a Totò Riina. Accadeva negli anni Ottanta. Poi ci fu la guerra di mafia e Berlusconi non volle più dare soldi - prosegue Galliano -. Ci fu un periodo di stasi. Ganci mi raccontava che per fare tornare a pagare Berlusconi ci fu l'interessamento di Riina che tramite i catanesi fecero mettere una bomba per sollecitare Berlusconi a ricercare aiuto in Dell'Utri e così è successo". Poi il collaboratore di giustizia, parlando di Vittorio Mangano, lo 'stalliere di Arcore', ha aggiunto: "Vittorio Mangano venne mandato a Milano perché Berlusconi aveva paura e chiedeva una copertura".

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