Picchiato per non aver pagato il pizzo, riconosce aggressori in aula

Nell'udienza a porte chiuse il commerciante della Noce ha indicato ai giudici i volti dei componenti del branco che lo avevano pestato. "Mi dicevano cornuto e sbirro". Due dei protagonisti sono già stati condannati a 16 e 17 anni con il rito abbreviato

Un'immagine ripresa dalla telecamera di sicurezza

Fu ridotto in fin di vita a colpi di mazzuolo per aver rifiutato il pagamento del pizzo. Si è celebrata ieri un'altra udienza relativa al processo sul pestaggio avvenuto alla Noce il 2 novembre 2013, quando alcuni presunti aggressori si sarebbero scagliati con violenza contro un commerciante della zona che non voleva "mettersi a posto". La sua colpa sarebbe stata quella di aver ampliato il proprio locale senza chiedere "l'autorizzazione al clan". E nell'aula del tribunale li ha riconosciuti, ricordando ai giudici gli attimi di terrore vissuti: "Mi ripetevano che ero uno sbirro, un cornuto e sbirro".

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Quello di ieri è il secondo filone del processo, celebrato con rito ordinario. Lo scorso 23 ottobre, con con l'abbreviato, il gup aveva condannato per tentato omicidio Massimiliano Di Majo e Giuseppe Castelluccio, rispettivamente a 16 e 17 anni. Il commerciante di una piccola bottega di casalinghi del quartiere Noce - si legge sul Giornale di Sicilia - dopo aver visionato un album fotografico nell'aula del tribunale, ha riconosciuto tutti gli altri imputati che lo osservavano da dietro un vetro di sicurezza. Sono accusati di associazione mafiosa e tentativo di estorsione Giovanni Buscemi, Marco Neri, Angelo De Stefano, Cherki El Ghana e Carlo Russo. Gli ultimi tre sono imputati anche per tentato omicidio.

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Quelle tragiche scene - su cui indagano i pm Gianluca De Leo, Amelia Luise, Annamaria Picozzi - che sconvolsero il quartiere e l'opinione pubblica, furono riprese dalle telecamere di sicurezza del negozio. Ieri i giudici hanno ascoltato anche il fidanzato della figlia della vittima, intervenuto quel 2 novembre per strappare l'uomo dalla furia degli aggressori. Anche lui venne picchiato brutalmente, tanto che i medici avevano dovuto applicargli una placca di metallo al cranio. Nonostante fosse visibilmente scosso, in aula ha confermato le dichiarazioni rese dal commerciante, dimostrando ancora una volta la volontà di non piegarsi alle richieste estorsive e alle logiche mafiose.

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