Svelò due omicidi di mafia, 10 anni di carcere al pentito Sergio Macaluso

Il collaboratore di giustizia un anno fa si era autoaccusato dei delitti di Giuseppe Lo Baido e Giuseppe Cusumano, risalenti al 2007 e al 2011 e inquadrabili nella scalata al vertice del clan di Partinico

Sergio Macaluso

Si era autoaccusato di due omicidi rivelandone le motivazioni, il mandante, i complici materiali e le relative modalità di esecuzione. Sergio Macaluso è stato condannato a dieci anni di carcere per gli omicidi di mafia di Giuseppe Lo Baido e Giuseppe Cusumano, assassinati a Partinico nel 2007 e nel 2011. Macaluso, collaboratore di giustizia Sergio, nel gennaio del 2019 si era autoaccusato dei due delitti. Il giudice ha così riconosciuto le attenuanti specifiche per i pentiti oltre allo sconto di un terzo per il rito abbreviato.

Un anno fa Macaluso aveva sveltato tutti i contorni dell'omicidio di Giuseppe Lo Baido, ucciso a 36 anni a Partinico il 13 luglio 2007 e di Giuseppe Cusumano ucciso a 34 anni a Partinico il 2 settembre 2011 facendo i nomi di due suoi cognati, i fratelli Corrado e Domenico Spataro, che lo accompagnarono nei due agguati mortali. I carabinieri del comando provinciale di Palermo effettuarono così gli arresti dei fratelli Spataro e di Francesco Lo Iacono.

Cusumano ucciso a colpi di pistola

L'indagine che portò a quei tre arresti - spiegarono i carabinieri - rappresentò una tranche dell'operazione 'Talea', eseguita il 5 dicembre del 2017 nei confronti degli esponenti dei mandamenti mafiosi palermitani di Resuttana e di San Lorenzo. Nell'ambito dell'operazione erano state intercettate alcune conversazioni in cui Sergio Macaluso "effettuava riferimenti alla sua partecipazione ad alcuni gravi fatti di sangue". Venne fuori che "i delitti erano inquadrabili nella scalata al vertice della famiglia mafiosa di Partinico ed erano stati commissionati per vendicare l'omicidio di Maurizio Lo Iacono, avvenuto a Partinico il 3 ottobre 2005". Macaluso - spiegarono i pm - aveva commesso l’omicidio di Lo Baido con la complicità del cognato Corrado Spataro e l’omicidio di Cusumano con la complicità dell’altro cognato, Domenico Spataro, il quale aveva sostituito il fratello Corrado che, in quel momento storico, era agli arresti domiciliari. 

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Decisivo anche il ruolo del collaboratore Domenico Mammi che rilasciò dichiarazioni concordi rispetto a quelle fornite da Macaluso. Era indagato come mandante anche Francesco Lo Iacono, cugino di Macaluso, per il quale però il pm ha ritenuto di non avere elementi sufficienti.

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