“Matteo Messina Denaro non è il capo di Cosa nostra”

Lo ha detto il procuratore Maria Teresa Principato, che ha partecipando al festival della Legalità a Villa Filippina. “I palermitani non accetterebbero mai di essere comandati da un trapanese, lui però è un rappresentante provinciale”

“Matteo Messina Denaro non è il capo di Cosa nostra, i palermitani non accetterebbero mai di essere comandati da un trapanese”. Lo rivela il procuratore Maria Teresa Principato, che ha partecipando al festival della Legalità a Villa Filippina. “Lui però – ha aggiunto Principato - è un rappresentante provinciale, una carica che gli conferisce indubbiamente un potere non indifferente”.

L’altra grande novità “è che la gente faccia il tifo per noi. Messina Denaro ha sempre riscosso molto successo nella borghesia. Oggi qualcosa è cambiato – spiega ancora il procuratore - e questo è un dato importante perché solo quando il consenso viene a scemare, noi potremo essere in grado di prendere Messina Denaro, di seguire le sue tracce”.

Il sostituto della Dna, Maurizio De Lucia, ha invece osservato come nei processi sui rapporti fra mafia e politica occorra fare distinzione fra il profilo penale e quello politico: “Dopo un processo – ha affermato – ogni cittadino dovrà trarre una conclusione, a prescindere dall’esito del processo stesso. Certo è che se il processo si conclude con una prescrizione la colpa è anche nostra: significa che noi magistrati non siamo arrivati in tempo perchè il processo si concludesse prima”. Su questo punto, però, Maria Teresa Principato ha rilevato come per un politico sia necessario “un numero di prove maggiore che per un normale cittadino. La legge, in Italia, non è uguale per tutti”.

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