I codici della nuova mafia: "Rimettere ordine dentro Cosa nostra, comandano solo i capi"

La "ripartenza" dopo la morte di Riina, il ritorno a regole certe, la coesistenza con la mafia nigeriana: "Evitare la consumazione di omicidi 'non autorizzati'". C'è tutto questo nella relazione semestrale della Dia appena pubblicata

La mappa attuale della mafia

Dalle più recenti acquisizioni info-investigative l’articolazione territoriale di Cosa nostra nella provincia palermitana risulta ancora strutturata su 15 mandamenti (8 in città e 7 in provincia), composti da 81 famiglie (32 in città e 49 in provincia). La relazione semestrale della Dia appena pubblicata disegna la mappa della mafia a Palermo. 

Cosa nostra palermitana - si legge nella relazione - continua ad essere colpita non solo dai numerosi arresti di affiliati e di favoreggiatori, ma anche sotto il profilo patrimoniale, con svariati provvedimenti di sequestro e di confisca. Negli ultimi mesi l'operazione “Cupola 2.0” del 4 dicembre 2018 è stata quella più rilevante in assoluto. L’indagine costituisce il compendio di quattro procedimenti penali che, oltre a delineare in ampia parte gli organici di importanti mandamenti e famiglie mafiose palermitane, ha documentato il primo tentativo, dopo la morte del capo indiscusso Totò Riina, di riorganizzazione della commissione provinciale di Cosa nostra, che non si era più potuta riunire da gennaio del 1993, a causa dell’arresto del boss.

Le nuove regole della nuova mafia

"Nel corso delle investigazioni - spiega la Dia - è emerso, in particolare, il ruolo dei vertici di importanti mandamenti della città e della provincia nel tentativo di ricostituzione della cupola. E' stata poi individuata la figura di un anziano boss, Settimo Mineo, cui affidare la momentanea reggenza dell’organismo provinciale: lo scopo perseguito dall’organizzazione criminale era quello di “rimettere ordine” e tornare a regole certe che trovassero altrettanto una applicazione certa. Al riguardo, appare fortemente esemplificativo quanto emerso nel prosieguo dell'attività investigativa, con i provvedimenti di fermo del 23 gennaio 2019 dove, tra l’altro, si legge “...si conveniva sulla necessità di formalizzare la ricostituzione di un organismo collegiale, composto dai soli capi-mandamento della città e della provincia di Palermo, la cui funzione sarebbe stata quella di “rimettere ordine” in Cosa nostra, nonché di evitare la consumazione di omicidi ‘non autorizzati”".

Pizzo fenomeno senza freni

In generale Cosa nostra palermitana, pur continuando a perseguire una politica di basso profilo e mimetizzazione, e nonostante l’opera di contrasto da parte delle istituzioni, "mantiene una pericolosa potenzialità offensiva. Le risultanze delle indagini delineano un fenomeno criminale certamente colpito, ma ancora pervasivo. In particolar modo, si conferma come le strategie operative siano sempre rivolte, in maniera preponderante, all’imposizione sistematica del “pizzo”, il quale non solo rappresenta una fonte primaria di “sostentamento”, ma costituisce altresì un mezzo fondamentale per controllare il territorio. Ed infatti, anche nel semestre in esame svariate attività investigative hanno fatto emergere numerosi episodi estorsivi".

La droga e l'asse con la camorra

L’usura si conferma un fenomeno diffuso che coinvolge diversi ceti sociali ed ampi strati della popolazione. Le attività investigative continuano a mettere in evidenza come la mafia sia poi particolarmente attiva nel traffico di sostanze stupefacenti, settore tradizionale e ad alto profitto. In merito, va rilevato come il narcotraffico comporti la necessità di collegarsi con altre organizzazioni criminali, italiane e straniere. Infatti, dall’attività info-investigativa emerge come l’organizzazione mafiosa siciliana operi nell’ambito di un sistema criminale integrato, in cui sono frequenti i contatti con la ‘ndrangheta e la camorra. Non sono, infatti, rari i casi di corrieri fermati in arrivo dalla Campania, dalla Calabria o dall’estero. "In questo sistema - si legge - la città di Palermo costituisce bacino di approvvigionamento, specie per la cocaina e i cannabinoidi, per tutta l’Isola. In merito, da sottolineare anche come, da anni, caratteristica peculiare del territorio, non solo in provincia ma anche nell’area urbana ed in particolare nei pressi del fiume Oreto, sia la diffusione delle piantagioni di cannabis: tali coltivazioni, favorite da un clima caldo-umido, risultano spesso gestite in forma organizzata, con l’utilizzo di stabili impianti di irrigazione, concimanti specifici e guardiania".

La mafia delle scommesse

Le strategie operative di Cosa nostra esprimono poi sempre più una particolare propensione verso il settore dei giochi e delle scommesse. Spesso le attività investigative fanno emerge come importanti imprenditori del settore, con l’appoggio delle famiglie mafiose della provincia, impongano il loro brand, dietro al quale spesso si nascondono società di diritto estero, specie maltesi. Le consorterie mafiose si spendono per favorire l’apertura sul proprio territorio di agenzie e punti di raccolta scommesse. Le attività d’indagine stanno infatti dimostrando come la gestione di molte sale gioco sia riconducibile ad esponenti della criminalità organizzata. L’espressione del potere mafioso continua, poi, a manifestarsi attraverso una spiccata capacità imprenditoriale ed abilità a penetrare gli ambienti politico-amministrativi. 

Armi, parenti e rapine

Per quanto concerne la potenzialità offensiva di Cosa nostra palermitana, è doveroso evidenziare che, nonostante la richiamata propensione imprenditoriale, da tempo si registra il coinvolgimento, nella commissione di rapine anche di mafiosi o di loro parenti. Lo scopo, con particolare riferimento alle giovani leve mafiose, è quello di ottenere una pronta liquidità e di dimostrare ai sodali la propria capacità e determinazione criminale, con l’intento di poter scalare le gerarchie mafiose. In ogni caso, dal punto di vista dell’analisi, il numero elevato, la diffusione territoriale delle rapine ed un consolidato circuito di ricettazione assume una portata così ampia, che difficilmente può risultare non all’attenzione delle locali consorterie mafiose. Ovviamente, strettamente collegata al fenomeno delle rapine è la disponibilità da parte delle consorterie mafiose di armi. 

La mafia e gli stranieri a Palermo

"Sul territorio della provincia - si legge nella relazione della Dia - si registra anche la presenza di bande criminali costituite da stranieri, cui farebbe ricorso Cosa nostra nella realizzazione delle attività criminali considerate più esposte e rischiose, quali ad esempio lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione o la riscossione del “pizzo”. Le famiglie mafiose manterrebbero, tuttavia, il controllo delle attività nelle zone di rispettiva competenza, tollerando, quindi, la presenza di gruppi organizzati stranieri in ruoli marginali di cooperazione o delegando ai medesimi porzioni di attività illegali. Un discorso a parte merita, come già evidenziato nella precedente Relazione semestrale, la criminalità organizzata nigeriana, che evidenzia molteplici elementi propri delle associazioni di tipo mafioso. Fuori dalla Nigeria, questa organizzazione etnica ricerca accordi finalizzati al riconoscimento di una certa autonomia nella conduzione delle attività illegali. Ha saputo, nel tempo, insediarsi anche nel territorio palermitano, organizzandosi per la gestione e il controllo stabile di attività criminali, come lo sfruttamento della prostituzione e il traffico di sostanze stupefacenti. Cosa nostra, pressata da esigenze contingenti, potrebbe essere stata costretta ad adattarsi alla realtà dei nuovi fenomeni migratori, scongiurando conflitti con altre organizzazioni criminali straniere e, nel contempo, perseguendo, come al suo solito, nuove opportunità di profitto". 

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