Quel "favore" dei corleonesi di Riina a Santapaola: 37 anni fa la strage della circonvallazione

Il 16 giugno 1982 un commando di sicari spara centinaia di colpi di mitra per ammazzare il boss catanese Alfio Ferlito: nell'agguato vengono uccisi anche tre carabinieri e un autista. Palermo ricorda le vittime. Orlando: "Oggi la mafia non governa la città, ma non è sconfitta"

La commemorazione di oggi sul luogo dell'agguato

L'estate del 1982 fu una delle più sanguinose delle storia di Palermo. Fu l'anno dei delitti eccellenti, come quello del segretario regionale del Pci Pio La Torre e del suo agente di scorta Rosario Di Salvo, ma anche l'anno dell'arrivo e della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Tra i due delitti eccellenti, la mafia compì tantissimi altri omicidi e un vero e proprio agguato di tipo militare: la strage della circonvallazione. Era il 16 giugno di 37 anni fa.

Doveva essere un "favore" dei corleonesi di Totò Riina all'alleato catanese Nitto Santapaola, che voleva sbarazzarsi del boss rivale Alfio Ferlito. Il commando di sicari entrati in azione però non ammazzò solo Ferlito, ma anche i tre carabinieri e l'autista che lo scortavano. Viale Regione Siciliana, 500 metri prima dello svincolo per Sferracavallo, si trasformò in un lago di sangue.

Nella strage rimasero vittime l’appuntato Silvano Franzolin, nato a Pettorazza (Rovigo) il 3 aprile 1941 (sposato con due figli), il carabiniere Luigi Di Barca, nato a Valguarnera (Enna) il 10 aprile 1957 - che lasciò la moglie incinta della figlia - e il carabiniere Salvatore Raiti, nato a Siracusa il 6 agosto 1962, tutti in servizio presso la stazione dei carabinieri di Enna. Oltre ai carabinieri rimase ucciso anche Giuseppe Di Lavore, 27enne autista giudiziario del mezzo con cui i tre stavano eseguendo il trasferimento da Enna a Trapani del detenuto Alfio Ferlito, vero obiettivo dell’attentato. Il mandante della strage Nitto Santapaola, che da anni combatteva contro Ferlito una guerra per il predominio sul territorio etneo.

Questa mattina la commemorazione delle vittime: è stata deposta una corona di fiori alla lapide dei caduti in memoria del loro sacrificio. Il ricordo della strage della circonvallazione si è svolto alla presenza del Comandante della Legione Carabinieri Sicilia, generale di divisione Giovanni Cataldo, i fratelli e le sorelle del carabiniere Raiti, il fratello ed il nipote di Giuseppe Di Lavore, il sindaco Leoluca Orlando, e la dottoressa Daniela Lupo in rappresentanza del prefetto De Miro e di altre autorità civili e militari.

Il sindaco Orlando ha ricordato che "il 16 giugno del 1982 si consumò una delle più pesanti stragi di mafia, durante la presenza in città del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che colse subito il significato di quella strage. Un'alleanza tra i corleonesi e Nitto Santapaola e al tempo stesso il riconoscimento della supremazia mafiosa dei corleonesi in Sicilia che, autorizzando questo delitto, trasformarono la commissione provinciale di Palermo in commissione regionale di cosa nostra. Tre militari dell'Arma dei Carabinieri e un civile persero la vita nell'adempimento del loro dovere, vittime di una violenza che governava la nostra città, in un tempo che oggi appare lontano, ma che non occorre mai dimenticare, proprio perché oggi la mafia non governa più questa città, ma non è stata ancora sconfitta".

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