"Hanno finanziato la latitanza di Messina Denaro": maxi sequestro per 3 imprenditori jatini

Le indagini hanno permesso di ricostruire gli interventi dei boss nella gestione di una grossa operazione, finalizzata alla speculazione immobiliare attraverso l’acquisto a un’asta giudiziaria di una vasta tenuta agricola di oltre 60 ettari e la successiva rivendita

Sono accusati di aver finanziato la latitanza di Matteo Messia Denaro. La Dia di Trapani ha eseguito il sequestro di beni e di conti correnti riconducibili a tre imprenditori di San Giuseppe Jato. Si tratta di Ciro Gino Ficarotta, il figlio Leonardo e il nipote Paolo Vivirito. Nei confronti del più anziano, già coinvolto negli anni Novanta in vicende giudiziarie per via dei suoi rapporti con i noti boss mafiosi Giovanni Brusca e Baldassare Di Maggio), del figlio e del nipote è stata proposta, inoltre, la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, "perché tutti indiziati di appartenere a Cosa nostra", hanno spiegato gli inquirenti.

Il sequestro agli imprenditori vicini ai boss | Video

Numerose le risultanze investigative provenienti dalle indagini giudiziarie sviluppate dalla Dia e dai carabinieri sulle infiltrazioni della mafia trapanese negli investimenti immobiliari sui terreni agricoli, offerti all'asta nell'ambito di procedure esecutive. I tre, insieme ad altri, sono stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, confermata dal Tribunale del Riesame.

Le indagini hanno permesso di ricostruire gli interventi di Cosa nostra, rappresentata nella circostanza dai boss Salvatore Crimi e Michele Gucciardi, nella gestione di una grossa operazione, finalizzata alla speculazione immobiliare attraverso l’acquisto, ad un’asta giudiziaria, di una vasta tenuta agricola di oltre 60 ettari e la successiva rivendita alla società agricola riconducibile ai tre imprenditori di San Giuseppe Jato.

L’azienda agricola, di proprietà della moglie di Antonio Salvo, nipote degli esattori salemitani Nino e Ignazio Salvo, era stata formalmente acquistata all’asta da Roberto Nicastri, ritenuto prestanome del fratello Vito, noto imprenditore del settore eolico per 530.000 euro. Il prezzo di vendita reale dei terreni era, però, notevolmente superiore a quello dichiarato negli atti notarili e la differenza, pari a oltre 200 mila euro, sarebbe stata versata in contanti nelle mani dagli uomini di Cosa nostra, per la loro attività di “intermediazione immobiliare”.

Gucciardi avrebbe inoltre costretto l’originaria proprietaria dei terreni a rinunciare ai propri diritti di reimpianto dei vigneti sulla tenuta agricola, per consentire agli imprenditori di San Giuseppe Jato di ottenere finanziamenti comunitari per 600 mila euro circa, in parte "distratti" per pagare il prezzo d’acquisto della tenuta stessa. Il provvedimento di sequestro effettuato oggi è stato emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Penale e Misure di Prevenzione, su proposta del Direttore della DIA.

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