Anziano e malato: zio Tano Riina chiede i domiciliari ma il Tribunale dice no alla scarcerazione

Una storia che ricorda da vicino quella del fratello Totò, il capo dei capi di Cosa nostra, morto a Parma (in ospedale) dove era detenuto. I giudici della Sorveglianza di Torino: "Resterà in carcere, la sofferenza non è contraria al senso di umanità"

Al detenuto Gaetano Riina - detto Zio Tano - non può essere concessa la misura della detenzione domiciliare. Gli avvocati ci avevano provato, puntando sul "precario stato di salute". Ma nonostante l'età avanzata, 85 anni, e le patologie croniche evidenziate dalla relazione sanitaria dell’Asl, sarà costretto a restare in carcere a Torino. Una storia che ricorda da vicino quella del fratello Totò, il capo dei capi di Cosa nostra, morto a Parma (in ospedale) dove era detenuto.

Come spiegano i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Torino nell’ordinanza appena trasmessa al procuratore generale, il fratello minore del boss più famoso della storia deve restare in carcere perché a prevalere, al momento, sono la "natura particolarmente offensiva dei reati commessi" e il "ruolo apicale ricoperto all’interno del contesto mafioso". "Le condizioni di salute, seppur da monitorare nella loro evoluzione, non precludono al Riina la consapevolezza del significato rieducativo della sanzione penale - sottolineano i giudici - e neppure configurano una sofferenza tale da risultare contraria a quel senso di umanità cui si ispira la nostra Costituzione".

Al momento Tano Riina soffre di artrosi diffusa, ipertensione arteriosa, grave cardiopatia e insufficienza renale. Stando alle ipotesi d’accusa della Procura di Palermo, Gaetano avrebbe sostituito Totò alla guida del mandamento di Corleone e sarebbe stato anche il punto di riferimento per i mafiosi di Mazara del Vallo, città in cui ha sempre vissuto fino all’arresto avvenuto all'alba del 1° luglio 2011 ad opera carabinieri del gruppo di Monreale. 

Nello scorso aprile i militari dell'Arma gli sequestrarono un appartamento e conti correnti per un valore di 600 mila euro. L'indagine patrimoniale a suo carico aveva consentito di accertare un'evidente sperequazione tra i redditi dichiarati da Riina e il valore dei beni a lui intestati o comunque a lui riconducibili. I carabinieri gli avevano quindi sequestrato un appartamento di 10 vani a Mazara del Vallo, intestato alla figlia di Riina, Maria Concetta, e sette rapporti bancari e assicurativi riconducibili al nucleo familiare. 

Nato nel novembre del 1933 a Corleone, Gaetano Riina perse il padre Giovanni e il fratello minore Francesco nel 1943, a causa dell'esplosione di una bomba. Durante questo episodio lui stesso rimase ferito. Nel 1982 venne nominato consigliere della famiglia di Corleone, ma probabilmente, durante l'ultimo periodo in cui non era ancora in carcere, ha ricoperto anche il ruolo di boss di strada.

Tano Riina è recluso nel carcere di Torino dal 2011 per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsi aggravata. Nel 2016 emerse che Zio Tano era in accordo con il clan dei Casalesi per trasportare frutta e verdura da Roma alla Sicilia. Il fratello del capo dei capi ha già scontato una condanna a 8 anni inflitta il 21 marzo 2014 dalla Corte d’Appello di Palermo e sta scontando altri 6 anni di reclusione stabiliti dalla Corte d’Appello di Napoli, il 24 luglio 2015, per aver partecipato a un’associazione mafiosa. Potrà lasciare il carcere nel 2024. O nel 2021, in caso di liberazione anticipata. 

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