Il pentito Giuffrè: "Nel '91 decidemmo di eliminare Lima, Falcone e Borsellino"

Parla l'ex braccio destro di Provenzano: "Organizzammo una resa dei conti per uccidere i magistrati e i politici inaffidabili". Intanto, nella questione trattativa, irrompe la lettera di Napolitano alla Corte: "Posso testimoniare, ma bisogna valutare se è utile"

Una vera e propria resa dei conti "contro i politici inaffidabili e i magistrati ostili alla mafia". Politici come Salvo Lima e magistrati come Falcone e Borsellino. A organizzarla furono i vertici di Cosa nostra, nel dicembre del '91. I dettagli della riunione palermitana sono stati rivelati nel corso del processo per la trattativa tra Stato e mafia, dal pentito Antonino Giuffrè, ex braccio destro del boss Bernardo Provenzano. "Ho partecipato anch'io a quell'incontro", racconta Giuffrè 22 anni dopo. I bersagli erano Lima, Falcone e Borsellino, che nel ’92 furono poi uccisi. "Ma nella lista dei politici non c’era solo Lima ma anche i Salvo, Mannino, Vizzini e Andò", ha spiegato il pentito in videocollegamento.

LIMA E CIANCIMINO - Giuffrè ha svelato altri retroscena: "Tra Lima e Ciancimino c’era amore e odio. Ma Ciancimino godeva dell’appoggio incondizionato di Riina e Provenzano e della mafia corleonese. Ciancimino si è fatto spazio a colpi di gomito grazie all’appoggio influente della mafia corleonese. Ciancimino era il portavoce politico di Provenzano. A livello anche internazionale. Anche se sulla carta era piu’ conosciuto Lima, ma dietro le quinte era piu’ importante Ciancimino".

SBIRRITUDINE - Ma Giuffrè ha avanzato dubbi anche sulla "sbirritudine" di Provenzano. Binnu infatti avrebbe allacciato presunte amicizie con le forze dell'ordine. "In Cosa nostra - ha detto il pentito - agli inizi degli anni Ottanta c'era il sospetto tra alcuni di noi che Provenzano e la moglie avessero rapporti con gli 'sbirri'. Io non avevo notizie ufficiali ma era una voce che correva da tempo. I più vecchi negli anni Ottanta dicevano di stare attenti a Provenzano sia per le 'tragedie' che per la sua "sbirritudine".

RIINA VENDUTO - L'ex braccio destro di Provenzano, da anni collaboratore di giustizia, poi ha proseguito: "Dopo l'arresto di Rina nel nostro gruppo si pensava che qualcuno lo avesse venduto e che non avessero disposto la perquisizione nella sua abitazione per non trovare tracce, ad esempio documenti. Chi era il "venditore"? Ridendo pensavamo a Balduccio Di Maggio".

TRATTATIVA - Intanto sarà depositata entro domani nella cancelleria della Corte d’assise la lettera inviata di Napolitano ai giudici. Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica si era detto disponibile a testimoniare al processo per la trattativa tra Stato e mafia. Ad annunciarlo in aula, all’inizio dell’udienza è stato il Presidente della Corte d’assise di Palermo, Alfredo Montalto. Nella lettera, il Presidente pur manifestando la sua “piena disponibiltà a deporre” ha chiesto “che si valuti ulteriormente l’utilità del reale contributo che tale testimonianza potrebbe dare, tenuto conto delle limitate conoscenze sui fatti”.

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