Mafia e pistole, ristoratori-estorsori alla sbarra: tre condanne

La terza sezione del tribunale ha condannato Giovanni De Santis a 8 anni e 4 mesi, Francesco Pitarresi a 7 anni e Piero Umberto Centineo a 7 anni e 4 mesi, arrestati nell'ambito dell'operazione "Bucatino". Assolto invece Pietro Giuseppe Flamia

Le intercettazioni dell'operazione "Bucatino"

Una storia cominciata tra estorsioni, pestaggi e pistole, e conclusa con le condanne di tre dei quattro imputati. A distanza di due anni dall’operazione “Bucatino” che ha portato all'arresto di sette persone (LEGGI I NOMI), la terza sezione del tribunale di Palermo si è pronunciata condannando Giovanni De Santis a 8 anni e 4 mesi, Francesco Pitarresi a 7 anni e Piero Umberto Centineo a 7 anni e 4 mesi. L’unico assolto è stato Pietro Giuseppe Flamia, cugino di Sergio. Leggermente più alte le richieste di condanna avanzate dal pm Caterina Malagoli.

Le vicende criminali iniziarono nel maggio 2012, quando i titolari di una ditta di autotrasporti (marito e moglie) subirono il furto di un rimorchio con al suo interno merce per 170 mila euro. Per un problema relativo al gps, che fece saltare la copertura assicurativa, i due si rivolsero alla malavita organizzata per recuperare il carico. Il primo incontro con Maurizio e Giovanni De Santis, gestori del “Bucatino” di via Principe di Villafranca, avvenne proprio fra i tavoli del ristorante. Padre e figlio, “vantando” la propria affiliazione alla famiglia di Palermo Centro e la vicinanza ad Alessandro D’Ambrogio, si erano offerti di recuperare il carico e offrire protezione per il futuro dietro il pagamento di 15 mila euro.

Successivamente i De Santis, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, convocarono i dipendenti della coppia, pestando a sangue i sospetti. Da quel momento la situazioni gli sfuggì di mano, facendo piombare marito e moglie in un tunnel di violenza e paura, durante il quale si sentirono anche dire che, pur di restituire 200 mila euro come “risarcimento danni” per aver fatto arrestare alcuni degli aguzzini, avrebbero dovuto “vendere un polmone”. La storia proseguì sino all’aprile 2014, quando le indagini dei carabinieri portarono all’arresto di sette persone, ritenute responsabili a vario titolo dei reati di estorsione, rapina e lesioni personali con l’aggravante del metodo mafioso” e che in qualche modo avrebbero fatto capo ai mandamenti di Porta Nuova e Bagheria.

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Umberto Centineo, già allora detenuto in carcere dopo l’operazione “Argo”, subentrò in un secondo momento nella vicenda che coinvolse i titolari della ditta di autotrasporti. Si propose quale mediatore, chiedendo di essere assunto insieme al figlio come autista. Ma da allora le richieste si fecero talmente pressanti da convincere marito e moglie che l’unica strada percorribile sarebbe stata quella di denunciare tutto alle autorità competenti. Uno dei destinatari dei provvedimenti restrittivi, Francesco Pitarresi, era riuscito a sfuggire al blitz, ma in meno di 24 ore i carabinieri si misero sulle sue tracce e lo arrestarono. Il ristorante “Bucatino”, ritenuto facente parte del patrimonio riconducibile a Luigi Salerno (68 anni), condannato in passato per associazione mafiosa, e a Maurizio De Santis, venne sequestrato (GUARDA VIDEO).

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