La mafia imponeva i suoi buttafuori nei locali notturni: scattano 11 arresti

L'accusa è estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il ruolo decisivo di Andrea Catalano e la figura dominante di Massimo Mulè, considerato il boss di Palermo Centro e scarcerato lo scorso 12 agosto. L'operazione è stata chiamata "Octopus"

Un frame di un'intercettazione

Cosa nostra imponeva i buttafuori nei locali della movida palermitana: all'alba di oggi i carabinieri hanno arrestato 11 persone ritenute responsabili del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. I militari sono entrati in azione dopo le indagini della direzione distrettuale antimafia di Palermo che hanno fatto emergere le ingerenze di Cosa nostra – in città e in provincia – sul controllo di importanti aspetti organizzativi legati alla gestione dei locali notturni.

Spicca su tutti la figura di Andrea Catalano che gestiva e curava i rapporti con i titolari delle attività e quella del boss Massimo Mulè, appena scarcerato. L'operazione è stata chiamata "Octopus" (polpo in inglese).

Il business dei buttafuori: i nomi degli arrestati

"L’organizzazione mafiosa - spiegano dal comando provinciale - aveva deciso di infiltrarsi e controllare in maniera pervasiva la gestione dei servizi di sicurezza privata espletata nei locali notturni palermitani e della provincia mediante la diretta imposizione delle persone addette ai servizi di vigilanza e il pagamento di un quantum per ogni operatore impiegato".

Le intercettazioni: "Ora volano tutti dalle finestre" | Video

MULE MASSIMOCatalano sfruttava i solidi legami con gli esponenti di vertice dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova (in particolare i fratelli Massimo Mulè - nella foto a lato - e Salvatore Mulè, esponenti di spicco della famiglia mafiosa di Palermo Centro, nonché Alessandro D’Ambrogio, ex reggente del mandamento di Porta Nuova fino al suo arresto, avvenuto con l’operazione “Alexander") per imporre il reclutamento di personale, di sua scelta, per l’espletamento del servizio di vigilanza, demandando a una società privata l’onere della regolarizzazione amministrativa e contabile degli uomini impiegati.

Le immagini del blitz dei carabinieri | Video

"Inoltre - spiegano dal comando - al fine di eludere la normativa di settore, erano state fondate due associazioni di volontari antincendio nell’ambito delle quali venivano formalmente impiegati, in qualità di addetti antincendio, quei buttafuori che, a causa dei loro precedenti penali, si trovavano nell’impossibilità di ottenere la necessaria autorizzazione del prefetto. Le numerose intercettazioni hanno consentito di documentare numerose estorsioni nei riguardi dei titolari di almeno 5 locali notturni di Palermo e provincia ai quali veniva imposta, mediante violenze e minacce, l’assunzione dei buttafuori".

"O fai come ti diciamo noi o ti distruggiamo il locale" | Video

Emblematica, in questa senso, è la vicenda in cui è coinvolto Massimo Mulè, uomo d’onore, reggente della famiglia mafiosa di Palermo Centro, che era stato già arrestato nel 2008 e nel 2018 e che il 12 agosto 2019 era stato scarcerato dal tribunale del riesame. Il boss si era interessato affinché Vincenzo Di Grazia, suo cognato, fosse impiegato stabilmente nella gestione della sicurezza nel corso delle diverse serate organizzate in un noto locale della movida palermitana. Le conseguenti lamentele del capo della sicurezza di quel locale, costretto a escludere, a turno, uno dei buttafuori solitamente impiegati che, pertanto, era costretto a cedere il suo posto di lavoro e parte dei propri compensi, furono soffocate dalle pesantissime minacce rivolte a lui e ai suoi familiari dai fratelli Andrea e Giovanni Catalano.

Tra gli arrestati anche un sopravvissuto di Casteldaccia

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