L'autista di Rocco Chinnici: "Brusca ai domiciliari? Lo farei marcire in galera..."

Giovanni Paparcuri, l'autista del giudice Rocco Chinnici e unico sopravvissuto alla strage di via Pipitone Federico del 1983, commenta l'ipotesi che l'ex boss di Cosa nostra lasci il carcere: "Non credo assolutamente che si sia ravveduto"

Giovanni Paparcuri

"Non ho mai creduto al pentimento dei collaboratori di giustizia e mai ci crederò". A parlare è Giovanni Paparcuri, l'autista del giudice Rocco Chinnici e unico sopravvissuto alla strage mafiosa di via Pipitone Federico del 29 luglio 1983, che in un lungo post su Facebook commenta l'ipotesi che a Giovanni Brusca siano concessi gli arresti domiciliari. I suoi difensori si sono rivolti alla Cassazione sottolineando il "ravvedimento" del loro assistito e richiamando il parere espresso dalla Procura nazionale antimafia secondo cui il boss, dopo 23 anni carcere, può finire di scontare la pena ai domiciliari. 

Paparcuri nel post riflette non solamente sulla situazione di Brusca, ma più generale sul ruolo dei cosiddetti "pentiti". "Premesso - esordisce - che i collaboratori sono uno strumento molto prezioso e senza le loro dichiarazioni su alcune dinamiche, su alcuni fatti anche molto gravi, non si poteva e non si può far luce. Detto questo e preciso che è solo una mia opinione personale, dei collaboratori non ho mai creduto al loro pentimento e mai ci crederò, al di là del coinvolgimento personale nella strage Chinnici, sempre ad opera anche di quel soggetto che vedete alla mie spalle".

Il pg della Cassazione: "Niente domiciliari per Brusca"

Secondo Paparcuri "il collaboratore si 'pente' per paura, vendetta e convenienza, paura del carcere a vita e paura che potrebbero essere uccisi dai loro avversari, vendetta perché una volta passati dalla parte dello Stato possono appagare la loro sete di vendetta raccontando fatti e misfatti dei loro nemici. La convenienza è sotto gli occhi di tutti: benefici premiali per la loro collaborazione. Per quanto mi riguarda li farei marcire in galera per tutta la vita, al limite, i benefici li farei usufruire ai familiari, ma non a chi si è macchiato di reati molto gravi, quali, in questo caso centinaia di omicidi".

Maria Falcone non ci sta: "Ha già usufruito di 80 permessi"

"Non credo assolutamente - prosegue - che Brusca si sia ravveduto, perché se realmente lo era, per rispetto di tutti quei morti ammazzati e dei loro familiari, né lui, né i suoi legali dovevano presentare richiesta di concessione di arresti domiciliari, tanto tra un anno sarà in ogni caso un uomo libero. Se la legge prevede che a questi assassini vengano concessi dei benefici, lo accetto e me ne faccio una ragione. La legge lo prevede, siamo in uno stato di diritto e nostro malgrado dobbiamo accettarlo, è dura ma è così. Vi ricordo anche che il dottor Falcone, al convegno 'La legislazione premiale', che si tenne a Courmayeur nel 1986, ebbe a dire: "Per quanto mi riguarda, debbo esprimere il mio avviso favorevole alla introduzione di una legislazione premiale che sancisca, a determinate condizioni, specifici benefici, in termini di pena e di altri effetti processuali, a favore di chi collabora con la giustizia'".

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