"Non ho la biancheria pulita e mi censurano la posta": la dura vita al 41 bis di Salvino Madonia

Il figlio dello "zio Ciccio" - arrestato nel 1991 - si trova rinchiuso in carcere a Viterbo: è tornato a far parlare di sé perché si è rivolto alla Cassazione per vedere ristabiliti quelli che lui chiama “diritti violati”. Secondo i magistrati da tempo sta tentando di riorganizzare Cosa Nostra per il dopo Riina

Salvatore Madonia

Lui è Salvatore Mario Madonia, classe 1956, 63 anni, un passato da killer - e alle spalle un matrimonio con Marinella Flore, una terrorista della "colonna sarda" delle Brigate Rosse -, il figlio dello "zio Ciccio", il boss della più potente famiglia di Palermo, accusato di avere ordinato la morte dell'imprenditore Libero Grassi. Arrestato nel 1991, condannato al 41 bis dal 10 luglio del 1992, adesso è tornato a far parlare di sé perché si è rivolto alla Cassazione per vedere ristabiliti quelli che lui chiama “diritti violati”, come riporta il Messaggero. Dal carcere di Viterbo in cui è rinchiuso dal 2014 (prima si trovava nell'istituto penitenziario de L'Aquila) Madonia ha tuonato: "Qua controllano e bloccano la mia corrispondenza, ledendo il mio diritto alla difesa".

"La sua detenzione nell’istituto viterbese - spiega il Messaggero - è stata costellata di ricorsi e lamentele. L’ultima è quella presentata il 15 novembre 2018 al tribunale di Sorveglianza di Roma per cui Madonia ha presentato anche ricorso in Cassazione. Il 5 marzo 2018 il magistrato di sorveglianza di Viterbo ha disposto nei confronti del boss il trattenimento di una missiva a lui diretta, apparentemente proveniente dal suo difensore, contenente copie di provvedimenti giurisdizionali. Ma, le quali, in quanto prive di autenticazione, avrebbero potuto essere state alterate e celare all’interno indebite informazioni. Madonia per questa 'intrusione' ha protestato formalmente affermando trattarsi di documenti utili per preparare la sua difesa in procedimenti instaurati o da intraprendere".

Due mesi fa la Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato il padrino di Resuttana al pagamento delle spese processuali. "Questa però è solo l’ultima di una serie di proteste e ricorsi che hanno visto il boss protagonista - si legge sul quotidiano romano -. Dal 2014, anno in cui è stato trasferito dal carcere dell’Aquila a quello di Viterbo, ha denunciato più e più volte le inaccettabili condizioni di vita nel carcere di Mammagialla contestando di non avere biancheria pulita, luce a sufficienza e privacy. Contestazioni tutte respinte o dichiarate inammissibili". 

Salvatore "Salvino" Madonia è stato condannato a più ergastoli per associazione mafiosa, omicidio, traffico di armi, spaccio di droga ed estorsione. E' entrato nelle indagini relative all'uccisione del commissario Ninni Cassarà, dell'agente Natale Mondo, e fu accusato per la morte di tre ragazzi che lavoravano nel mercatino di viale Francia. Secondo i magistrati da tempo sta tentando di riorganizzare Cosa Nostra per il dopo Riina. Una "famiglia" - la sua - assai importante per gli equilibri della mafia palermitana. Per capirci: a lungo sono stati solo i Madonia capaci di tenere a bada in qualche modo i corleonesi, determinando nei ruggenti anni Ottanta certi equilibri di pace tra i clan in città.

E' stato arrestato nel 1991 nelle campagne di Villagrazia di Carini al termine di un'operazione degna di un film poliziesco, con una cinquantina di agenti e circondare una villa bianca vicino al mare con una Porsche nuova di zecca all'esterno e all'interno quattro cani liberi, due pastori tedeschi e due dobermann. Quando i poliziotti fecero irruzione Madonia disse agli agenti: "Sono un operaio, mi chiamo Calascibetta". Per poi sorridere e arrendersi: "Lo sapete, voi lo sapete come mi chiamo...".

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