Borgo Vecchio, pagano tutti nel regno dei Tantillo: la mappa del pizzo

I proprietari dello storico chiosco spremevano i piccoli commercianti, che erano costretti a piegarsi alla legge del "più forte". Nella rete degli estorsori anche il Berlin Cafè e Uomo Club. L'ammissione del titolare del Bingo al Politeama: "20 mila euro in contanti in una busta gialla"

Una città nella città. Labirinto ad alta densità mafiosa, Borgo Vecchio è un microcosmo a parte. Un dedalo di viuzze in cui regnano intimidazioni e vendette, urlano i silenzi e "sgarrare" è vietato. "Un'enclave severa" come ha spiegato il colonnello Giuseppe De Riggi, comandante provinciale dei carabinieri, a margine dell'operazione Panta Rei che ha portato a 38 fermi (LEGGI I NOMI). Borgo Vecchio è il regno dei Tantillo, proprietari dello storico chiosco. Qua vige una sola legge. Piccoli commercianti spremuti come limoni e costretti a piegarsi alla legge del "più forte". Ogni mese una "rata", più la classica aggiunta per le "feste", a Natale e Pasqua. Spicca la figura di Domenico Tantillo, Mimmo per tutti, fruttivendolo della piazza del rione, "rimasto incensurato fino a oggi a 43 anni suonati", hanno sottolineato gli inquirenti. Quando nel cuore della notte tra martedì e mercoledì i carabinieri sono piombati nella borgata in tanti sono scesi in piazza per salutarlo. Baci e abbracci per un "arrivederci" che ricorda quello dei film di mafia.

"LUI DAL BORGO NON E' USCITO MAI" - L'aggancio per la "messa a posto" arrivava senza troppi giri di parole. E dicono tutto le cifre del pizzo che puntualmente "strangolavano" il gommista di piazza della Pace: 750 euro a Pasqua e 750 euro a Natale. Il boss è "profeta" in patria, ma spadroneggia poco al di fuori dei confini, perché là i "Tantilli" (così come vengono chiamati dagli esponenti delle altri cosche) contano poco. Come emerge nelle intercettazioni (AUDIO/VIDEO) che vedono protagonista Gregorio Palazzotto, oggi al 41 bis: “Non hanno esperienza, non hanno niente. Loro si sentono intelligenti. Vedi che Mimmo quando ha cominciato a unirsi con me neanche sapeva dov'era la via Oreto, via Roma, Falsomiele, non sapeva neanche le strade lo portai allo Sperone e glielo ho dovuto portare tre volte, perché non la indovinava la strada. Lui dal Borgo non è uscito mai". 

Un altro pentito, Danilo Gravagna, ha chiamato in causa i fratelli Tantillo per lo spaccio di droga. Ma è alla voce estorsioni che vengono fuori forse le cose più eclatanti. A rivelarlo sono state le tasche dei pantaloni del fratello più piccolo, Giuseppe Tantillo, 36 anni, il volto nuovo della cosca del Borgo Vecchio, che insieme al padre gestiva il noto chiosco del rione. Un elenco dettagliato coi nomi di commercianti e imprenditori, un paio piuttosto noti, tutti del centro. Accanto ci sono dei numeri, oscillano tra i 300 ed i 1000. Un dominio assoluto nel quadrilatero compreso tra il carcere Ucciardone e il Politeama.

LA MAPPA DEL PIZZO - Nella lista c'è la tabaccheria Virzì di via Principe Scordia (500 euro a Natale e Pasqua) e la tabaccheria Currieri di via Crispi; il chiosco di Piazza della Pace (500 euro) . Ma anche la pasticceria Firicano di via La Masa (200 al mese) e la trattoria da Pino di via Dello Spezio (200 al mese). Nella rete degli estorsori anche il Berlin Cafè, pub di via La Lumia. Tantillo a parte, nel mirino degli altri boss sono finiti anche il ristorante Ferro di Cavallo di via Venezia, Jolly Elettronica di via Turrisi. Le richieste per "Uomo club" di via Ruggero Settimo erano di tremila euro per le rate di Natale e Pasqua, tariffe inferiori (500) per il negozio di bici Cosentini in via Divisi. 

SALA BINGO - Tra coloro che ammettevano di essere taglieggiati anche Massimo Monti, amministratore della società “Kursaal” che gestisce la sala bingo di via Amari. “Mio padre è deceduto nel mese di agosto del 2009 e sino ad allora era lui a gestire le attività economiche della famiglia - racconta Monti agli inquirenti nel dicembre 2013 -. Prima di morire, quando ha capito che era arrivata la fine, mi chiamò e tra le altre cose mi confidò che per la sala Bingo lui pagava già da tempo il pizzo. Mi spiegava che per evitare di avere contatti con queste persone due volte l’anno, cioè a natale e pasqua, si era accordato a versare l’intera somma di 20 mila euro il sabato prima della domenica delle Palme. Pertanto venuto a mancare papà questa incombenza ricadde sulle mie spalle.

Nel 2010 il sabato precedente la domenica delle Palme preparai una busta gialla con all’interno la somma di 20 mila euro in contanti. Nella tarda mattinata, un po’ prima del pranzo, si presentò, all’interno del bingo di piazza Castelnuovo, un uomo e chiese del signor Monti. Quindi io mi avvicinai e questa persona si presentò come signor Giuseppe io capii subito di chi si trattava e senza dire null’altro gli consegnai la busta con il denaro. Per il 2011, per il 2012 e per quest’anno non ho più consegnato personalmente il denaro. Da allora ho preparato la busta con i 20 mila euro e li ho lasciati ad uno degli impiegati che faceva il turno il sabato precedente alla domenica delle Palme. Ho fatto questa scelta per evitare contatti con questa persona...”.

Monti spiegò poi ai carabinieri di non aver più ricevuto, da allora, alcun’altra “visita” o richiesta e, con assoluta certezza, dichiarò di non conoscere o riconoscere i personaggi che gli furono mostrati nel corso dell’individuazione fotografica alla quale era stato sottoposto. Ma al termine del verbale, appena uscito dagli uffici dei carabinieri, in assoluta contraddizione con quanto dichiarato, si recò in un bar di via Degli Scalini dove fu immortalato, seduto ad un tavolino, in compagnia di Paolo Calcagno, l’attuale reggente del mandamento di Porta Nuova e Ludovico Scurato, l’incaricato alla gestione delle attività estorsive. La sua foto era stata inserita nel fascicolo mostrato a Monti pochi minuti prima. Per gli inquirenti Monti stava riferendo a Calcagno il motivo della convocazione dai carabinieri, dandogli così la certezza di essere monitorato.

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