Dalle lire all'euro, per 20 anni nulla cambia: la staffetta dei boss per il pizzo

I retroscena dell'operazione "Reset 2", condotta dai carabinieri. Eseguite 21 ordinanze di custodia nei confronti di altrettante persone, ritenute organiche al mandamento mafioso. Determinante è stata la collaborazione di 36 tra imprenditori e commercianti taglieggiati

Un imprenditore edile ha inziato a pagare il pizzo in lire e ha continuato, anno dopo anno, anche quando la vecchia moneta è stata sostituita dall'euro. Somme tanto alte da fargli perdere tutto. Richieste di denaro costanti, commisurate al reddito delle attività. Una "tassa" a cui nessuno poteva sottrarsi e che veniva riscossa dal boss di turno. Se poi un'operazione antimafia rompeva gli equilibri, si trovava un sostituto e tutto proseguiva. C'è tutto questo dietro l'operazione "Reset 2", condotta dai carabinieri a Bagheria. I militari hanno eseguito 21 ordinanze di custodia nei confronti di altrettante persone (LEGGI I NOMI), ritenute organiche al mandamento mafioso (LE INTERCETTAZIONI: VIDEO). L'indagine è stata coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco.

LA RIBELLIONE DELLE VITTIME -  Determinante per le indagini è stata la collaborazione di 36 tra imprenditori e commercianti taglieggiati. Alcuni, come un imprenditore edile vittima del racket fin dagli anni '90, si sono recati spontaneamente dai militari. Altri, convocati in caserma, hanno poi confermato di avere subito richieste estorsive. "Il momento centrale dell'operazione - ha sottolineato il colonnello Salvatore Altavilla, comandante del reparto operativo - è la scelta di 36 imprenditori che decidono di collaborare per non sottostare più all'imposizione del pizzo". "Il caso dell'imprenditore edile taglieggiato per decenni è emblematico. La mafia lo ha costretto a vendere anche un terreno per fare fronte alle richieste di denaro. Ha dovuto firmare un atto preliminare di vedita in attesa che i boss trovassero un prestanome per l'affare".

LE ASSOCIAZIONI ANTIRACKET -  "Vale la pena sottolineare la valenza organizzativa e la strategia operativa sul filone delle estorsioni e le pressioni che Cosa nostra fa sul tessuto imprenditoriale della provincia. Un filone su cui intendiamo proseguire anche grazie alla collaborazione con le associazioni antiracket e degli imprenditori", ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe De Riggi.

LA STAFFETTA DEGLI AGUZZINI - "Le vittime restano le stesse, cambiano i riferimenti mafiosi". Secondo il procuratore aggiunto Leonardo Agueci mentre le vittime sono sempre uguali, gli aguzzini si alternano in una sorta di "staffetta". Quanto alle vittime, nessuno sfugge. Sale scommesse, bar, supermercati, rivendite di alimentari. Anche se, per la liquidità di denaro a disposizione, le "preferenze" ricadono sulle imprese edili.

conferenza reset 2-2NON PROTAGONISMO MA REAZIONE DELLO STATO - "Sono assolutamente d'accordo  - ha detto il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi nel corso delle conferenza stampa - con l'autorevole editorialista che mette in guardia dal protagonismo di alcuni magistrati e dalla partecipazione alle conferenze stampa in cui emergono nomi improbabili per dare risalto alle indagini, ma ci sono occasioni, come quella odierna, in cui è necessario presentare all'opinione pubblica i risultati di alcune indagini, senza ovviamente emettere alcun giudizio. E' necessario presentare i risultati, senza rincorrere i riflettori, soprattutto quando si parla di mafia e in un territorio come quello di Bagheria, che in passato ha visto operare soggetti di primo piano per garantire la latitanza di Bernardo Provenzano". "E' necessario rendere noti i risultati di queste indagini quando ci si confronta - ha proseguito Lo Voi - con la mafia che continua a soggiogare l'economia, il territorio, gli imprenditori. E quando, come in questo caso, quasi quaranta imprenditori decidono di collaborare con lo Stato ammettendo o denunciando l'estorsione". Secondo il procuratore le conferenze stampa sono necessarie "per mostrare la presenza dello Stato, l'efficacia e l'efficienza degli organi inquirenti e per dimostrare - ha aggiunto - una risposta rapida degli inquirenti, degli investigatori, dello Stato. Lo Stato che c'è stato, c'è e ci sarà".

IL PERSONAGGIO CHIAVE - Personaggio centrale dell'indagine è Pietro Giuseppe Flamia, soprannominato "il porco", che per gli inquirenti era vicino a Bernanrdo Provenzano. Flamia è attualmente detenuto (le manette sono scatatte nell'ambito dell'operazione "Bucatino", ndr) ma nel 2013, nonostante fosse in regime di semi libertà, gestiva il racket delle estorsioni. Una volta in carcere parlava con i parenti. Ad ascoltarlo però c'erano anche i carabinieri. Le sue affermazioni hanno poi avuto riscontro in quanto raccontato da alcuni collaboratori di giustizia.

IL PIZZO SERVE PER MANTENERE LE FAMGLIE DEGLI ARRESTATI - La riscossione del "pizzo", secondo un consolidato protocollo mafioso di mutua assistenza, resta un imprescindibile strumento per il mantenimento delle famiglie dei carcerati: "... C'è stata quella mattinata che ci siamo visti ... sono rimasti ... duemila e cinquecento euro ... da Ficarazzi ... gli ha detto: "Zu Gì ... se li metta nella cassa ...". "Glieli facciamo avere alla moglie di Nino che può darsi... i giorni di quelli che sono ... deve andare a colloquio ... cose ... devono viaggiare ... " ... buono è ... buono è ..." quello anzi fa: "cinquecento euro mettiteli in tasca tu ... " ... dice: "che fai sempre spese" dice: "e duemila euro glieli diamo alla moglie di Nino". "Ho preso questi soldi, me li sono messi in tasca", da attivare prevalentemente in occasione del Natale e della Pasqua "e per Pasqua c'è stata la stessa cosa ... io per qualche quindici giorni ho sentito dire che quella soldi non ne aveva ricevuto ... lui doveva portarle duemila cinquecento euro che si e' trattenuto ... per portarglieli ... fino a qualche quindici ..venti giorni dopo io ho saputo che lei soldi non ne aveva ricevuti ...".

IL TWEET DI RENZI - "Grazie al coraggio di chi rifiuta ricatti, grazie a Carabinieri e inquirenti. Bagheria non è cosa loro". Così il premier, Matteo Renzi, ha commentato su Twitter l'operazione antimafia.

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