Il pizzo ai costruttori e i summit segreti: colpo al mandamento Misilmeri-Belmonte, 8 arresti

Durante le indagini, confluite nel fascicolo della maxi operazione Cupola 2.0, è stata registrata la riunione presiediuta da Salvatore Sciarabba in casa di un imbianchino incensurato. Non luogo a provvedere per Vincenzo Sucato, presunto boss detenuto a Bologna e morto ad aprile a causa del Covid-19

Due degli indagati intercettati dai carabinieri

Ci sono il pizzo e le estorsioni alle ditte edili, i furti di escavatori con le successive richieste di denaro secondo il metodo del "cavallo di ritorno". Ci sono gli avvertimenti agli imprenditori che portavano il cemento a Bolognetta senza autorizzazione e le mire espansionistiche in campo politico per le comunali programmate per il 2020. C’è questo e tanto altro nell’inchiesta che ha portato questa notte al blitz antimafia dei carabinieri del Comando provinciale. Un nuovo colpo al mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno con l’operazione Cassandra, servita a monitorare con le microspie anche un summit in casa di un imbianchino incensurato: un incontro necessario per discutere circostanze che non potevano essere affidate a qualche pizzino. Otto gli indagati destinatari dell’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip Guglielmo Nicastro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

"La lista civica di Cosa nostra", i boss si preparavano alle comunali

I destinatari della misura cautelare

In carcere Salvatore Sciarabba e Giuseppe Bonanno, di 70 e 60 anni (già detenuti dopo la maxi operazione Cupola 2.0), Stefano Casella (42 anni), Claudio Nocilla (45 anni) e Alessandro Imparato (43 anni). Ai domiciliari invece Giuseppe Rizzo e Giuseppe Contorno, di 71 e 72 anni. Non luogo a provvedere per Vincenzo Sucato, il primo presunto boss morto a causa del Covid-19 nel carcere bolognese della Dozza. Resta da rintracciare e trasferire in un istituto penitenziario l’imbianchino ad oggi incesurato Carlo Noto, 54 anni, trasferitosi negli Stati Uniti d’America per lavoro e attualmente irreperibile. Sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale. Ventitré in tutto le persone indagate.

I nomi di tutti gli indagati

"Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini - spiegano i carabinieri - erano già confluiti nel provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla Dda di Palermo ed eseguito a dicembre 2018, con la quale era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana". In quell’occasione erano state già tratte in arresto 19 persone ritenute appartenenti al mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte, tra i quali Filippo Salvatore Bisconti (poi diventato collaboratore di giustizia) e lo stesso Salvatore Sciarabba quali reggenti del mandamento, Vincenzo Sucato, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri, e Stefano Polizzi, reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta.

Due summit in casa dell'imbianchino

"Accanto a loro - aggiungono gli investigatori - demandati alla gestione delle varie famiglie mafiose, emergevano Vincenzo Sucato e Stefano Polizzi, oltre a diversi uomini d’onore tra cui Stefano Casella e Giovanni Salvatore Migliore, affiliati alla famiglia di Belmonte Mezzagno, e Domenico Nocilla, affiliato alla famiglia di Misilmeri. Quest’ultimo veniva coadiuvato anche dal figlio Claudio per organizzare i movimenti di Sciarabba per raggiungere luoghi sicuri ove incontrarsi con i consociati per discutere delle dinamiche intranee al sodalizio mafioso. Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, a maggio del 2017 sono state documentate le fasi precedenti, concomitanti e successive a due importanti summit presieduti da Sciarabba a casa di Noto". Nel corso delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale sono stati intercettati due summit a casa dell’imbianchino.

Le intercettazioni: "Tu qua cemento non ne porti" | Video

Il 27 maggio 2017 è stato osservato il secondo incontro durante il quale - ricostruiscono gli inquirenti - Sciarabba ha commentato anche i rischi che lui e gli altri stavano correndo per avere presto parte alla riunione, ritenuta però necessaria anche per dirimere alcuni dissidi sorti fra alcuni uomini d’onore. Tra gli altri argomenti trattati la necessità di ostacolare un imprenditore che portava il cemento a Marineo, di graziare un fornaio dal pagamento del pizzo per un grave lutto familiare, ma anche la richiesta avanzata da Domenico Nocilla, uomo vicino a Sciarabba, di rilevare un’attività commerciale per fare lavorare i propri figli. E per finire la “folle idea” di pensare a un uomo di fiducia e ad una lista civica per correre alle comunali di Misilmeri del 2020 e indirizzare le scelte dell'Amministrazione in favore della "famiglia". Un progetto già stroncato dopo il blitz Cupola 2.0.

Il pizzo ai costruttori e il cavallo di ritorno

"L’attività investigativa permetteva anche di ricostruire puntualmente una richiesta estorsiva di 12 mila euro euro - aggiungono i carabinieri - ai danni di una ditta edile impegnata nei lavori di costruzione di una palazzina a Misilmeri perpetrata da Sciarabba, Bonanno e Vincenzo Sucato, e un ‘cavallo di ritorno’ per un camion e un escavatore rubati a un imprenditore legato al mandamento mafioso di San Mauro Castelverde. In particolare, l’imprenditore, per riottenere i propri mezzi d’opera, ricorreva all’intermediazione di diversi esponenti mafiosi che, a fronte di una richiesta iniziale di 8 mila euro, riuscivano a diminuire la cifra, pretendendo e ottenendo per la restituzione 2.800 euro".

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Tofalo: "Lavoro decisivo per società più sicura"

"Un altro colpo messo a segno - scrive in una nota il sottosegretario di Stato alla Difesa, Angelo Tofalo - dagli uomini e dalle donne dell’Arma dei Carabinieri, impegnati ogni giorno a garanzia e tutela della legalità. Il loro straordinario lavoro è decisivo per una società sempre più sicura, più integra e libera. Risultati come questo sono essenziali per far percepire ai cittadini che sicurezza e legalità sono un impegno concreto dello Stato, sempre vigile e più forte delle mafie".

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