L'Arenella e lo Scotto da pagare: dallo "stigghiolaro" a Galati nella rete del racket

I retroscena dell'operazione della Dia che ha portato a otto arresti per mafia. Le indagini sulla tentata estorsione al pub Orocolato e sull'imposizione dei servizi di sicurezza ai banchetti. In pochi sarebbero riusciti a sottrarsi al pagamento del pizzo: se c'erano problemi scendeva in campo il boss Gaetano

Il White Club, oggetto di sequestro preventivo

Lo “stigghiolaro” voleva piazzarsi con il suo bancone a vendere nella zona dell’Arenella? Bisognava domandare a Gaetano Scotto. E il venditore di sigarette di contrabbando? Doveva seguire la stessa trafila per essere autorizzato, rischiando di finire lentamente nella fitta rete di estorsioni che il 68enne avrebbe gestito esigendo mensilità e percentuali sugli affari di alcune attività della zona. Anche grazie ai fratelli che avrebbero mantenuto i rapporti nel periodo in cui Gaetano, considerato vicino alla famiglia mafiosa dei Madonia dell’area Resuttana-San Lorenzo, era detenuto. Tra gli obiettivi anche grosse società come "Galati catering" e il pub "Orocolato" di via Marchese di Villabianca che ha portato gli investigatori della Dia a contestarne il tentativo di estorsione allo stesso Gaetano Scotto, al fratello Francesco Paolo, al nipote Antonino, e a Paolo Galioto, arrestati questa mattina nell'operazione condotta dalla Dia White Shark

L'uscita degli arrestati | VIDEO

Dalla sua scarcerazione le microspie piazzate dagli investigatori della Dia in bar, ristoranti e centri scommesse della zona, hanno consentito di ricostruire alcuni retroscena degli incontri fra Gaetano Scotto e i suoi familiari che avvenivano sempre nelle primissime ore del mattino e sempre negli stessi posti. Dopo aver saldato il conto con la giustizia, il 21 gennaio 2016, Scotto aveva “ripreso il suo ruolo di prestigio - si legge nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Roberto Riggio - all’interno di Cosa nostra quale capo della famiglia Arenella. E’ infatti emerso come allo stesso sia riconosciuto, oltre che un ‘rispetto’ all’interno della borgata, anche un penetrante controllo sul territorio attraverso il potere decisionale sulle attività economiche e delinquenziali”.

Colpo al clan dell'Arenella: i nomi degli arrestati

Significative le intercettazioni di alcune conversazioni risalenti proprio quell’anno. La prima, dentro una Mercedes, in cui un ambulante riferiva a Francesco Paolo Scotto di aver ricevuto il benestare del fratello Gaetano per l’apertura di un chiosco per la vendita di bibite. Qualche mese dopo, dentro la stessa Mercedes, Gaetano Scotto e il nipote Antonino vengono raggiunti da un uomo che chiede di intercedere per alcuni lavori edili relativi alla fornitura di calcestruzzo da un imprenditore. A febbraio 2017 invece un uomo non identificato si rivolge a Gaetano Scotto per recuperare una somma di denaro. D’altro canto anche la compagna del 68enne Scotto non nascondeva la sua caratura. Come quella volta in cui un pescivendolo, che doveva soldi a suo cognato, si era premurato di spiegare le ragioni del ritardo. “Perché sa che sei il cognato… quindi si caca”.

All’Arenella, stando a quanto emerso dalle indagini, pochissimi sarebbero riusciti a sottrarsi al pagamento del pizzo. Che non necessariamente andava pagato in contanti. In una conversazione in cui Scotto racconta al nipote Antonino Rossi, considerato la “testa di legno” del White club (oggi sottoposto a sequestro preventivo), di avere degli amici che stavano “acchiappando ai Galati”. In quell’occasione Rossi raccontava che Pietro Magrì (attualmente detenuto e tra gli indagati nell'operazione odierna ndr) guadagnava imponendo i servizi di sicurezza ai banchetti che organizzava. E Scotto, per ridurre al minimo ogni rischio, faceva cenno alla cosidetta “riscossione indiretta”: “Ci andiamo a parlare… però parlo io eheh… e poi me ne vado e se la sbriga lui”. Ma non è acclarato se l'imprenditore avesse effettivamente prestato il fianco alle richieste. 

Su un altro tentativo di estorsione - quello al pub Orocolato di via Marchese di Villabianca - Scotto si era detto disponibile a scendere in campo personalmente per andare ad “acchiappare quello del bar”. Risale a luglio 2017 l’intercettazione di una conversazione tra lui e due amiche poco prima di arrivare al pub: “Lo conosceva qua?”, chiedeva una di loro. “Non sono venuto mai qua, però conosco il proprietario. Diciamo… non lo conosco tanto bene. Sono venuto tante volte qua - rispondeva lui - per rintracciare il proprietario e non lo trovo mai”. “A Ignazio?”, chiedeva ancora l’amica. “Non lo so come si chiama. Siccome volevo parlare con lui perché deve dare dei soldi a mio fratello e non l’ho potuto trovare…ho cercato diverse volte di trovarlo”. Il tenore delle conversazioni e gli “incroci coi tabulati e le geolocalizzazioni - si legge nell’ordinanza - danno conto della frenetica ricerca del… da parte degli Scotto che si concludeva con i contatti diretti tra il… e Tonino Scotto, avvenuta subito dopo le feste pasquali del 2017". Circa sei mesi dopo, esattamente qualche mese prima delle festività natalizie, Antonino Scotto ricontattava il… incontrandolo il giorno dopo”.

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Con lo stesso provvedimento emesso dal gip è stato sequestrato il White Club, formalmente intestato ad Antonino Rossi, considerato però solo una "testa di legno". E' stato lo stesso zio Gaetano Scotto, durante una chiacchierata con un’amica, a svelare quali interessi avesse sul pub. “Glielo intesti a Tonino?”, chiedeva lei bisbigliando. “Io - rispondeva Scotto - sono a parte, lo faccio giostrare a loro hai capito? Perché non è che mi posso mettere nel mezzo, non esiste”. Da una successiva intercettazione, ricostruisce l’autorità giudiziaria, zio e nipote stavano “architettando uno stratagemma per giustificare la cessione: “Tu le hai fatto i lavori e lei con i soldi che ti doveva dare ti ha dato il locale, hai capito? Sta combinando il discorso con l’avvocato, capito? Per fare le cose regolari va…”. Sulla scorta di queste e altre risultanze investigative il gip ha disposto il sequestro preventivo dell’attività, dei locali d’esercizio, degli strumenti e dei macchinari nonché eventuali poste attive e rapporti bancari, nominando contestualmente un amministratore giudiziario.

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