L’Espresso: “Dal ’96 si sapeva di esplosivo in mare, perchè solo ora l'arresto?"

Già sedici anni fa, secondo un articolo sul sito del settimanale, si conosceva l'identità degli uomini che prelevavano dal fondo siluri e mine da cui "estraevano centinaia di chili di tritolo che poi consegnavano ai boss di Brancaccio"

Il mare di fronte alle coste palermitane come una specie di Santabarbara di Cosa nostra. L’arresto di Cosimo D’Amato, il pescatore di Santa Flavia che avrebbe fornito il tritolo per le stragi mafiose proprio dai residuati bellici, ha portato a galla una verità che secondo l’Espresso si conosceva fin dal ’96. Ma solo ora, 16 anni dopo, è stato arrestato uno dei pescatori che aveva prelevato e consegnato l'esplosivo alle cosche: perché?”. E' la domanda che si pone il settimanale, in un articolo sul suo sito.

Già nel 1996, scrive L'Espresso, si conosceva l'identità degli uomini che prelevavano dal mare siluri e mine da cui "estraevano centinaia di chili di tritolo che poi consegnavano ai boss di Brancaccio, Filippo e Giuseppe Graviano". E già nel 1996 si sapeva che quell'esplosivo "era lo stesso utilizzato negli attentati contro il giudice Rocco Chinnici, per la strage di Capaci, per quella di via D'Amelio e poi gli attentati di via Fauro a Roma, di via dei Georgofili a Firenze, di via Palestro a Milano, in piazza San Giovanni in Laterano a Roma e a San Giorgio al Velabro a Roma".

Tutto ciò si conosceva da quando "gli agenti del commissariato di Termini Imerese, inviarono - il 7 giugno 1996 - un'informativa con nomi di pescatori vicini ai Graviano, e a Pietro Carra, uno degli stragisti accusati di aver fatto parte del commando e del trasporto di esplosivo al Nord". Un'informativa dettagliata, nella quale veniva riportato anche "il sequestro di un ingente quantitativo di tritolo prelevato dai fondali marini e con esso un siluro che stava davanti alla costa di Capaci", di cui furono "informati i magistrati di Palermo e Firenze e poi la Digos di Firenze, all'epoca diretta da Franco Gabrielli, attuale capo della Protezione Civile.

Ci si chiede - sottolinea L'Espresso - se venne fatto qualcosa subito dopo aver ricevuto queste informazioni. E come mai, avendo a disposizione così tanti elementi investigativi non furono avviate indagini: solo adesso, a distanza di sedici anni è stato arrestato uno dei pescatori che aveva prelevato e consegnato il tritolo alle cosche". All'arresto di Cosimo D'Amato i pm fiorentini sono arrivati "grazie alle indicazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, che in modo puntuale e preciso ha portato i magistrati a svelare l'identità di uno dei complici dei Graviano. Sta di fatto - conclude il settimanale - che dalla strage in cui morì nel 1983 il giudice istruttore Rocco Chinnici, il padre del pool antimafia, passando per gli attentati a Falcone e Borsellino, fino al 1993 con le morti e i feriti di Roma, Milano e Firenze, il tritolo sembra arrivare dal mare. E forse dallo stesso armatore". (Ansa)
 

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