Con le ossa fratturate in barella da giorni, l'Sos dei pazienti dal pronto soccorso del Civico

C'è Maria, 92 anni, che aspetta di essere operata all'anca. C'è Graziella, 64 anni, che si è rotta la spalla scivolando al supermercato. Come loro altri 12 pazienti attendono da giorni, complice "l'effetto ponte", di andare in sala operatoria. Il Cimo: "E le cliniche private neanche rispondono al telefono"

Nonostante le decine di barelle posizionate a schiera, nell’area d’emergenza del Civico sembra quasi non muoversi una foglia. A far rumore di tanto in tanto ci sono le porte automatiche che si aprono, i medici e gli infermieri che conversano con le cartelle tra le mani e i pazienti che attendono il ricovero, con i loro reclami sofferenti ma composti. C’è Maria, 92 anni, con la sua anca fratturata che attende di essere operata da 5 giorni. C'è Giorgio, 55 anni, anche lui dolorante per via di una frattura al femore che lo costringe a letto. Ci sono Graziella, 64 anni, che si è rotta la spalla mentre faceva la spesa in un supermercato del Trapanese e suo marito. “E’ costretto a fare 80 chilometri per venirmi a trovare per 10 minuti. L’altro giorno sono uscita a salutarlo e mi avevano ‘fregato’ la barella. Con i miei ‘angeli’ (il personale sanitario, ndr) ci siamo fatti una gran risata ma poi siamo riusciti a trovarne un'altra”.

Nella loro stessa condizione altri dodici pazienti (metà dei quali con l'anca fratturata) aspettano da giorni la chiamata per essere trasferiti in Ortopedia. Dovranno però attendere ancora un po’ perché in reparto mancano i posti letto. Stesso problema a Villa Sofia e all’Ingrassia, dove stamattina c’erano rispettivamente 5 e 3 persone ad attendere già da giorni. Quello delle attese è un problema comune e costante per tutte le strutture sanitarie e durante le festività il turn over dei posti letto peggiora a causa del cosiddetto “effetto ponte”. Per fronteggiare il sovraffollamento nei pronto soccorso l’assessorato regionale alla Sanità ha inviato a febbraio una direttiva, sollecitando il rispetto del decreto assessoriale 1584/2018 (“Linee di indirizzo per la gestione del sovraffollamento nelle strutture di pronto soccorso della Regione Siciliana”) e prevedendo fra le altre cose un tavolo tecnico che coinvolgesse gli ospedali della provincia e l’Asp. L'obiettivo? Stipulare delle intese affinchè le cliniche private riservino una quota dei posti letto ai pazienti delle strutture pubblilche.

“Nel 2017, a fronte di circa 30 mila ricoveri complessivi, le case di cura del Palermitano hanno accettato solo 1.500 pazienti provenienti dai pronto soccorso. I direttori generali delle varie aziende ospedaliere - dichiara Angelo Collodoro, vicesegretario del sindacato dei medici Cimo Sicilia - dovrebbero chiedere la disponibilità e utilizzare quei posti, mentre le case di cura prendono solo ciò che è remunerativo ma non rischioso. Le aree di emergenza degli ospedali invece non possono chiudere le porte a nessuno, ovviamente. In questo periodo di festività le cliniche private si sono negate e in alcuni casi è risultato molto difficile contattarle. Sono volute entrare nel sistema sanitario ma non vogliono collaborare e di fatto, ad oggi, la direttiva è stata ignorata”.

L’obiettivo del provvedimento emanato dall’assessorato era ed è quello di ridurre i fattori che rischiano di abbassare il livello qualitativo delle prestazioni sanitarie e prevenire le situazioni tipo che precedono le aggressioni nei pronto soccorso. Nel 2018 medici e infermieri, dopo un’escalation di episodi di violenza, sono scesi in piazza per chiedere alla politica di intervenire. “Quello che si è registrato oggi al Civico - aggiunge Collodoro - è un problema multifattoriale e comune a tutte le altre strutture. Pesano il taglio di migliaia di posti letto, le governance non tutt'altro che ineccepibili e le carenze non solo tra medici e infermieri ma anche nelle direzioni sanitarie. Oggi non ce n’è una che funzioni a pieno regime: mancano i direttori amministrativi e quelli sanitari. E' tutto rimandato a dopo le elezioni europee. La sanità è ancora ostaggio della politica”.

Per rendersi conto dei dati relativi agli accessi e ai tempi di attesa i cittadini possono consultare i siti ufficiali dei vari ospedali, che mostrano in tempo reale le “code” secondo il codice attribuito al triage (rosso, giallo, verde e bianco), in alcuni casi specificando quanti pazienti aspettano da meno di 24 ore, tra 24 e 48 ore o da più di 48 ore. Nel caso dell’ospedale Civico (dove si registrano circa 100 mila accessi all'anno), alle 14 di oggi, l’indice di sovraffollamento è arrivato al 172% (lontano dal 240% cui si è arrivati la scorsa estate). Ridurre il lasso di tempo tra l'ingresso del cittadino in ospedale e il trattamento che gli spetta è uno degli "obbiettivi salute" nazionali, che le singole direzioni generali dovrebbero fare propri, che prevedono di intevenire chirurgicamente entro 48 ore dalla frattura. In caso di traumi del genere femore, infatti, operare tempestivamente aiuta a prevenire i casi di embolia grassosa (che può anche portare alla morte).

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