Cinque falchi liberati nel Palermitano: "Tornano a volare dopo maxi sequestro"

I rapaci sono stati liberati dai carabinieri forestali dopo le cure del personale del Centro recupero fauna selvatica della Lipu di Ficuzza. Gli esemplari erano stati sequestrati, lo scorso 3 luglio scorso, nell’ambito di una vasta operazione anti-bracconaggio condotta dai militari sotto la direzione della Procura di Enna

La liberazione dei falchi

Tornano a volare cinque splendidi falchi Pellegrino. A rimettere in libertà i rapaci, questa mattina nelle montagne del Palermitano, i carabinieri forestali del Centro anticrimine natura di Palermo–Nucleo Cites. "Ciò - spiegano dal comando - è stato possibile dopo un periodo di riabilitazione in cui gli esemplari hanno raggiunto una perfetta forma fisica, che potesse consentire il trasferimento in una voliera appositamente realizzata per prendere confidenza con l’ambiente naturale, collocata nell’area in cui è avvenuto il rilascio, molto vocato a questa specie".

Gli esemplari erano stati sequestrati, lo scorso 3 luglio scorso, nell’ambito di una vasta operazione anti-bracconaggio denominata Biarmicus, dal nome scientifico del falco lanario, condotta dai carabinieri del Soarda (Sezione operativa antibracconaggio e reati in danno di animali) di Roma e dei Nuclei Cites di Catania e Palermo, che - sotto la direzione della Procura della Repubblica di Enna - hanno inferto un duro colpo al prelievo in natura di volatili protetti perchè a rischio di estinzione: otto i soggetti denunciati, 26 gli uccelli sequestrati oltre a 31 tartarughe terrestri. 

L’operazione aveva permesso di accertare la contraffazione dei documenti relativi agli esemplari prelevati allo scopo di potere essere rivenduti sul mercato. Dopo la maxi operazione, i rapaci sequestrati sono stati affidati alle cure del personale del Centro recupero fauna selvatica della Lipu di Ficuzza, che si è occupato di verificare – insieme agli esperti tecnici del progetto Life ConRaSi (conservazione rapaci siciliani) - la possibilità di procedere a una tempestiva liberazione degli stessi. In questi casi infatti il ritorno alla libertà deve essere effettuato nel più breve tempo possibile poiché, maggiore è la permanenza in cattività, più alto è il rischio che gli esemplari perdano le capacità di sopravvivere in natura.

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