Gli alunni della scuola Guttuso di Carini scrivono al Papa: "Caro Francesco dipingiamo insieme il futuro"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Sono ventidue le lettere che gli alunni della classe V sezione A, del plesso Vanni Pucci, dell’istituto comprensivo Renato Guttuso di Carini, hanno spedito, questa mattina, al Santo Padre, per inaugurare con nuove premesse culturali e relazionali un anno scolastico, il 2019-2020, all'insegna dell’amore e del rifiuto dell’odio.

"Le lettere  - spiega Antonio Fundarò - sono parte di un percorso di accoglienza finalizzato all'integrazione delle differenze positive e alla crescita umana, sociale e culturale”.

Scrive Eleonora “Ciao Francesco, possiamo chiamarti così, vero? Saranno in tanti a scriverti, ma siamo certi che la nostra sia una lettera diversa dalle altre e che meriti una tua attenzione. Possiamo darti del tu? E se non possiamo darlo a te a chi sennò, in questo mondo dove i piccoli, siamo sempre troppo piccoli per essere ascoltati”.

E si presentano, come scrive l’alunna Giada: "Siamo gli alunni della 5 A del Plesso Vanni Pucci della scuola primaria Renato Guttuso di Carini, una piccola cittadina, a due passi da Palermo e, principalmente, da Capaci, lì dove sono esplose le nostre speranze, come ci raccontano i nostri genitori e il nostro Antonio”. E riferendosi al docente, scrive Giorgio “Si, il nostro insegnante Antonio, che non smette mai di farci riflettere sui grandi temi che non dovrebbero mai essere dimenticati. La legalità ma, prima di tutto, la solidarietà, l’amore, l’accoglienza; in una parola l’amicizia”. E continua Filippo “Ci ripete - il nostro insegnante - sempre e costantemente, che prima di tutto dobbiamo essere amici e che la nostra città dobbiamo intenderla come una grande famiglia dove tutti hanno il diritto di viverla. E lui ci fa sentire una grande famiglia”. “Tutti, e non solo una parte di essa” ribadisce Antonino. “I colori – precisa Giorgio - rendono armonioso il creato, perché mai dovrebbero dividerci. Antonio ci ripete sempre che dobbiamo impegnarci a colorare di più la nostra vita con i colori delle diverse libertà, delle diverse razze, delle diverse religioni, dei diversi gusti”. E continua Aurora “Questi sono i veri colori che, purtroppo, oggi dividono l’umanità”. “E noi – continua Vita” dobbiamo impegnarci, come dici tu, Papa Francesco, affinché l’educazione sia soprattutto relazione”. “Sì, relazione tra persone tutte uguali, tutte belle, tutte giuste, tutte buone, tutte dolci” puntualizza Mattia. Scrivono Nicholas e Salvatore “Quanto sarebbe bello poterti vedere giocare con noi, poterti raccontare le nostre paure, le preoccupazioni, forse troppe, dei nostri genitori, e leggerti le nostre poesie”. “Potremmo portarti i quadri, realizzati con la tempera, che raccontano le tante tragedie del mediterraneo” ricorda Pietro. “Piangeresti pure tu, come fa, di nascosto, il nostro insegnante Antonio, leggendo i numeri di quella tragedia” tiene a precisare Irenee. “E mentre noi torniamo a scuola, con il nostro zaino nuovo, i colori, il diario, il vestito del primo giorno” premette Giuseppe, “c’è ancora chi cammina per anni a piedi, poi si imbarca, e spesso muore” continua Giorgia, “per regalare al proprio figlio, non una maglietta nuova, o le scarpe, il pantalone o la gonna, ma un futuro degno d’essere chiamato così da indossare per tutta la vita” concludono Riccardo e Salvo. E scrivono le gemelle Alice e Asia “Se la scuola ci insegnasse ad essere uomini migliori, questo solo basterebbe per permetterci di crescere ed essere diversi dai tanti che oggi vorrebbero ritagliarci, addosso, un vestito fatto di odio”. “Quanto sarebbe bello, Papa Francesco, condividere con te e con tanti bambini del mondo una giornata insieme, per darci luce, per darci forza” sperano ad alta voce Sofia e Serena. “Su, Francesco, dipingiamo insieme il nostro futuro…” scrive Emanuele Lorello. E conclude Asia Lo Piccolo “Diamo colore ad un mondo troppo in bianco e nero… anzi, troppo bianco”. “Con affetto sincero, i tuoi bimbi colorati di Carini”.

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