Guido Longo, il nuovo questore si presenta: "Proteggeremo Di Matteo"

Per lui si tratta di un ritorno a Palermo dopo più di vent'anni. "Da allora la città è cambiata. Dobbiamo fare sentire la nostra vicinanza ai cittadini". Al centro dei suoi pensieri le minacce terroristiche e la lotta alla mafia: "Ai cittadini dico di non pagare il pizzo"

Il neo questore di Palermo Guido Longo - foto Campolo

Un fronte unico con le altre forze dell'ordine, per rivolgere la massima attenzione ai magistrati che lottano contro la mafia e per usare il pugno duro contro il pizzo. Questo il biglietto da visita del neo questore Guido Longo, 61 anni, che si è presentato questa mattina in conferenza stampa. Dopo più di vent'anni è tornato a Palermo, dove era già stato vicecapo della Squadra mobile, dirigente delle sezioni Narcotici e Omicidi e vice capocentro della Dia. Lasciò qualche anno dopo le stragi del 1992. "Da allora qualcosa è cambiato - spiega Longo -. La vicinanza dello Stato ai cittadini dovrà servire a contrastare l'illegalità diffusa, brodo nel quale cresce Cosa nostra".

Il neo questore subentra a Maria Rosaria Maiorino, che ha lasciato il capoluogo siciliano per andare a ricoprire la carica di dirigente dell'Ispettorato di Pubblica sicurezza del Vaticano. Tanti i temi caldi toccati da Longo, che conferma la volontà di mantenere alta la guardia su tutti i fronti: "Ai commercianti dico che non bisogna pagare il pizzo, perché significherebbe arrendersi alla mafia. Chi si ribella non lo pagherà mai più".

AI COMMERCIANTI: "NON PAGATE IL PIZZO" - VIDEO

Per portare a termine i piani, però, non ci sarebbero ulteriori risorse rispetto al passato: "Bisogna ottimizzare ciò che si ha, ma faremo le giuste richieste per affrontare le esigenze della città e sono certo che il Ministero saprà esaudirle". E sulle minacce terroristiche dell'Isis in Sicilia: "Non resteremo con le mani in mano. Monitoreremo continuamente ogni pericolo. Sono il nostro obiettivo primario, non solo a Palermo".

Altra questione trattata in conferenza la protezione ai pubblici ministeri minacciati dalla mafia, come Nino Di Matteo: "E' un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Farò di tutto per proteggerli - spiega Longo -. So cosa significa perché ho lavorato a fianco di quei magistrati che hanno perso la vita nel contrastare la criminalità organizzata". E sull'annosa questione del bomb jammer, il dispositivo di sicurezza che disturba le frequenze radio degli esplosivi, ha detto: "Se lo chiederemo? Può essere, faremo quello che è nelle nostre possibilità".

Poi spazio ai ricordi, quelli della sua precedente esperienza a Palermo a fianco dell'allora capo della Squadra mobile Arnaldo La Barbera. "Abbiamo lavorato insieme per quattro anni facendo cose egregie. I Madonia li abbiamo arrestati noi, così come abbiamo scoperto il primo libro mastro proprio in via D'Amelio. Ma i commercianti negarono l'evidenza nonostante fosse sotto gli occhi di tutti che tre quarti della Palermo di allora pagasse il pizzo". Poi l'analisi sulla consapevolezza dei propri mezzi e la predisposizione dei cittadini a rivolgersi alle forze dell'ordine: "Sono più motivati a collaborare, ma sta a noi fare sentire loro la nostra vicinanza ai cittadini. E' un fattore determinante".

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