Il mare di Palermo non supera il test di Goletta Verde: "Troppo inquinato"

Su nove punti monitorati, sette sono stati giudicati "fortemente inquinati". Le analisi si sono concentrate su quelle che l’associazione definisce “acque abbandonate”, ovvero "non più monitorate perché in aree non adibite alla balneazione, ma non per questo meno importanti dal punto di vista ambientale"

Goletta Verde a Carini

È una fotografia drammatica quella scattata da Goletta Verde - campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane - in Sicilia. Le coste continuano a subire la minaccia della mancata depurazione: su ventisei punti monitorati ben ventidue presentano cariche batteriche elevate. Nove i punti monitorati in provincia di Palermo, di cui sette giudicati "fortemente inquinati".

Complessivamente, solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane, infatti, è risultato entro i limiti di legge; il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) e “inquinato” (9%) e la causa di questi risultati è sicuramente da attribuire alla mala depurazione. 

Le analisi di Goletta Verde si sono concentrate, inoltre, su quelle che l’associazione definisce “acque abbandonate”, ovvero "non più monitorate perché in aree non adibite alla balneazione, ma non per questo meno importanti dal punto di vista ambientale, e quindi abbandonate dalle istituzioni il cui inquinamento viene dato per scontato". 

“La maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza, visto che siamo stati anche condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola. Sebbene a un prezzo salatissimo, su questo tema dovremmo essere grati alle istituzioni europee perché ci aiuteranno a risolvere il problema della mancata depurazione -sottolinea Stefano Ciafani, presidente di Legambiente nazionale - E lo dimostra il nostro monitoraggio, che ripetiamo sempre non vuole
sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta ad accendere un riflettore sulle criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali. Anche quest’anno la fotografia scattata da Goletta Verde ci restituisce un'istantanea drammatica per molte aree della costa sicula. Parliamo non a caso di malati cronici, situazioni critiche che segnaliamo da anni, ma per le quali evidentemente poco o nulla è stato fatto. Per questo Legambiente quest’anno affiancherà alla denuncia pubblica sullo stato delle acque anche un'azione giuridica, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili secondo le nuove norme previste dalla legge sugli ecoreati”.

Il monitoraggio di Goletta Verde (eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente tra il 3 e il 6 luglio 2018) prende in considerazione il campionamento dei punti critici che vengono principalmente scelti in base a un “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Sono stati catalogati come 'inquinati' i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e 'fortemente inquinati' quelli che superano di più del doppio tali valori.

Nove i punti monitorati in provincia di Palermo, di cui sette giudicati "fortemente inquinati": lo sbocco dello scarico Diaz, piano Stenditore in località Porticello, lo scarico delle acque bianche presso Spiaggia Sarello, lo sbocco del canale sulla spiaggia presso piazza Marina, la foce del torrente Nocella, la foce dello scarico presso corso Bernardo Mattarella, la foce del fiume Chiachea presso lo sbocco del depuratore. Risultati inquinati, invece, i punti alla foce del fiume Pinto, spiaggia La Praiola.

goletta verde 2018-2


Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo, anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984 anni, il Conou garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno in Sicilia il Consorzio ha recuperato 7.847 tonnellate di questo rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente. L’olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa.

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