Il pentito Scarantino e la strage di via D'Amelio, sequestrati pc e cellulare a un giornalista

Su disposizione della procura di Catania è stata perquisita l'abitazione di Salvo Palazzolo (La Repubblica). Solidarietà da parte dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Assostampa e Unci. Zingales: "La libertà di informare sembra un lontano ricordo in Italia"

Il giornalista de La Repubblica Salvo Palazzolo

Sequestrati il cellulare e il pc portatile a un cronista de La Repubblica Palermo. "Sconcerto e forte preoccupazione" sono stati espressi dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia e dell'Assostampa Siciliana per la decisione della Procura di Catania di indagare il giornalista Salvo Palazzolo per rivelazione di notizie. Al centro delle attenzioni della procura di Catania l’articolo di marzo in cui ha scritto della chiusura delle indagini sui poliziotti accusati di aver "imbeccato" il pentito Vincenzo Scarantino.

E’ stata disposta una perquisizione in casa sua durante la quale sono stati prelevati e controllati i dispositivi elettronici utilizzati per lavoro. "Non si può trattare un giornalista come un criminale. Agli occhi dei magistrati di Catania - affermano in una nota congiunta Odg e Assostampa Sicilia - Palazzolo è 'colpevole' di avere fatto bene il proprio lavoro, di essersi occupato con scrupolo e con la serietà che gli è riconosciuta da tutti, della vicenda del depistaggio nelle indagini per la strage di via D'Amelio".

Ciò che viene contestato al cronista de La Repubblica è di aver raccontato di come il dottore Mario Bo, l’ispettore Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo (all’epoca agente scelto) avrebbero “creato ad arte” il pentito Scarantino. Stando alla sentenza Borsellino quater "apparati dello Stato" lo avrebbero indotto a rendere false dichiarazioni sulla strage che ha portato alla morte del giudice Paolo Borsellino e i poliziotti della scorta. "La notizia c'era. Il collega, dandola, ha solo fatto il proprio dovere di cronista cui va riconosciuto tra l'altro - si legge nella nota congiunta dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia e Assostampa - il diritto alla tutela delle proprie fonti". Nello "schierarsi al fianco del collega Palazzolo - concludono - a cui esprimono massima solidarietà, respingono ogni tentativo di condizionare la libertà di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati correttamente". E ricordano che, "specie in una vicenda come quella della strage di via D'Amelio non serve alimentare altro clamore e polemiche, ma procedere con rigore verso l'accertamento della verità. E i giornalisti, come Palazzolo, con rigore e professionalità stanno facendo la loro parte e ci auguriamo possano continuare a farlo senza alcun timore".

"Ci risiamo. Ormai il lavoro di cronista - ha sottolineato il vicepresidente nazionale dell'Unci, Leone Zingales - comporta queste difficoltà. La libertà di informare sembra un lontano ricordo in Italia. Chiediamo alle autorità competenti di fare chiarezza in tempi brevissimi. Palazzolo ha semplicemente svolto il proprio compito: ha trovato una notizia e l'ha pubblicata. Denunciamo ancora una volta la limitazione a cui deve fare fronte giornalmente il diritto-dovere di cronaca nel nostro Paese". Per il presidente dell'Unci Sicilia, Andrea Tuttoilmondo, "il dovere del cronista è quello di cercare le notizie e di pubblicarle affinché l'opinione pubblica possa in questo modo formare la propria coscienza critica. Salvo Palazzolo, al quale va la vicinanza del gruppo siciliano, con il suo lavoro incarna esattamente lo spirito di questo giornalismo al servizio della collettività che va difeso e tutelato".

"Fermi restando l'obbligatorietà dell'azione penale e la possibilità per i magistrati di svolgere tutte le indagini che ritengono utili e opportune nei confronti di chiunque sia sospettato di aver commesso reati - commenta il sindaco Leoluca Orlando - non posso che auspicare che alla fine di questa triste vicenda a pagare siano eventualmente coloro che hanno tradito lo Stato e non certamente i giornalisti che hanno assolto al loro dovere/diritto di informare i cittadini. Un dovere-diritto che è un elemento fondamentale della democrazia".

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