Sciagura aerea di Montagna Longa, un professore ne è certo: "A bordo c'era una bomba"

Rosario Ardito Marretta, docente di Aerodinamica all'università di Palermo, ha presentato una memoria scientifica al procuratore capo Francesco Lo Voi in cui spiega le cause dell'incidente del '72 che provocò 115 morti: la sua tesi è il frutto di 17 mesi di studi

La sciagura aerea di Montagna Longa, avvenuta la sera del 5 maggio 1972, fu un attentato terroristico. Ne è convinto Rosario Ardito Marretta, docente di Aerodinamica all'università di Palermo, che ieri ha presentato una memoria di quasi 200 pagine al procuratore capo Francesco Lo Voi. "Posso più che ragionevolmente affermare - afferma il Maretta - che il volo fu oggetto di attentato a mezzo di ordigno deflagrante trasportato a bordo che provocò, una volta innescato la perdita dei comandi di volo dell'aeromobile provocandone sia l'incendio a bordo che l'impossibilità dell'atterraggio sulla pista dell'aeroporto di Punta Raisi con il conseguente schianto sul cronale di Montagna Longa, nel comprensorio tra Cinisi e Carini".

La tesi del professor è il frutto di 17 mesi di studi scientifici, effettuati per conto dell'Associazione familiari delle vittime di Montagna Longa, nel corso dei quali Marretta ha utilizzato moderne applicazioni del processo di calcolo delle equazioni della meccanica del volo della recentissima 'Computational fluid dynamics' e dell'uso degli algoritmi di calcolo computerizzato. 

Nell'incidente persero la vita 115 persone, tra passeggeri ed equipaggio. Il Dc 8 Alitalia che si schiantò sulla montagna tra Cinisi e Carini proveniva da Roma. Nel corso dei 46 anni trascorsi dalla tragedia sono state tante le piste seguite dalla magistratura: si è parlato di errore umano, di attentato, di complotto. Ma tutte le inchieste sono state archiviate. Marretta non è il primo a parlare di attentato. Nel 1976 fu il vicequestore di Trapani Giuseppe Peri a farlo ed a pubblicare uno scottante dossier: trantasei fogli che scrivono una storia misteriosa, sulla scia delle confessioni di un neofascista brindisino. Peri imbrocca la pista del patto tra mafia e neri: ipotizza che la strage di Montagna Longa fosse uno dei tasselli del mosaico della “strategia della tensione”.

Attentato di matrice “neo-fascista”, intrecciato nel quadro di rapporti tra mafia, servizi segreti deviati e poteri occulti. Una tragedia che si consuma di sera, nell’ultimo giorno della campagna elettorale. Secondo il vicequestore Peri forze reazionarie e antidemocratiche organizzarono, alla vigilia di importanti elezioni, gli omicidi eccellenti del procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione (5 maggio del 1971), del giudice romano Vittorio Occorsio (10 luglio del 1976) e del procuratore generale di Genova, Francesco Coco (8 giugno del 1976). “La storia insegna – si legge nel dossier - che, nell’attuale Repubblica Italiana basata su istituzioni democratiche, per discreditarle e sovvertirle sono stati uccisi diversi Procuratori della Repubblica, colpendo, così, lo Stato al cuore, nei suoi Organi più rappresentativi”. Peri muore nel 1982. E quel dossier non viene mai preso in considerazione. Anche perché il vicequestore invia quel rapporto a tutti fuorché alla magistratura catanese titolare delle indagini. Di quel dossier viene persa ogni traccia. Fino al 1997 quando viene ritrovato a Marsala. Peri sosteneva la tesi di una bomba a bordo che doveva esplodere dopo lo sbarco dei passeggeri. Quarantasei anni dopo il giallo è intatto ma lo studio del professore potrebbe cambiare le cose.

"Aspetto con fiducia che si faccia giustizia - conclude Marretta - e che si riabilitino i tre piloti che fino ad oggi sono ritenuti gli unici colpevoli. Una nazione è niente senza memoria e senza giustizia".

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