Scoppia incendio nella pizzeria Impastato: "Non è il primo attentato che subiamo"

Il locale si trova sulla statale 113 a Villagrazia di Carini ed è gestito dalla moglie di Giovanni Impastato, fratello di Peppino. In questo periodo è chiuso per lavori di ristrutturazione e per un problema relativo alle licenze. "Per i vigili del fuoco è doloso"

La pizzeria dopo l'incendio

Un incendio ha danneggiato la pizzeria di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il giornalista ucciso dalla mafia nel 1978. Due i focolai: uno in un pensile della cucina e l'altro nella cassa. In questo periodo il locale, che si trova lungo la statale 113 a Villagrazia di Carini ed è gestito dalla moglie di Giovanni Impastato, è chiuso per lavori di ristrutturazione e per una querelle nata tra il Comune di Cinisi e di Carini sulle licenze.

"Per fortuna un giovane ha visto le fiamme e ha dato l'allarme - racconta all'Adnkronos Giovanni Impastato - L'intervento dei vigili del fuoco, secondo cui il rogo è doloso, ha evitato il peggio. Se l'incendio si fosse propagato sarebbe potuto esplodere tutto". Un incendio, che sottolinea, "arriva in un momento terribile. Stavamo per riaprire e adesso molto probabilmente saremo costretti a posticipare a dopo Natale. Non so quale possa essere il motivo di questo gesto, forse il momento in cui viviamo. Tutti conoscono la mia storia, il mio impegno e non è la prima volta che subisco un attentato: il primo è stato nel 2011".  Le indagini sono in corso.

La pizzeria nelle ultime settimane è stata al centro della cronaca per un problema relativo alle autorizzazioni. Le licenze sono state rilasciate dal Comune di Cinisi e non da quello di Carini, che ha competenza territoriale. Inoltre, all'interno dei locali sono state riscontrate carenze igienico-sanitarie e sarebbero state fatte anche delle modifiche strutturali non autorizzate. "Ho sempre pagato le tasse al Comune di Cinisi che mi ha anche rilasciato la licenza - dice Giovanni Impastato - ma adesso sembra che la pizzeria ricada sul territorio di Carini per il quale risulto abusivo".

E alla famiglia Impastato arriva la solidarietà del giornalista Paolo Borrometi: "Sono trascorsi 41 anni dalla morte di Peppino ma il Suo nome, il Vostro cognome, fa ancora tanta paura. Chi ha tentato la scorsa notte di bruciare la Vostra attività ha tutti Noi contro, perchè, come diceva Peppino, 'la mafia è una montagna di merda'. L'abbraccio di questa foto è non solo l'abbraccio mio ma quello di milioni di persone". 

Anche il sindaco Leoluca Orlando ha espresso "solidarietà e vicinanza" a Giovanni Impastato e lo ha invitato "a non demordere, impedendo così che possa prevalere la legge ferina dei parassiti e dei  prepotenti ed ha espresso fiducia che si possano individuare e sanzionare gli autori di questo ignobile gesto".

Il segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campo  chiede "alle forze dell’ordine e alla magistratura di non sottovalutare questo ennesimo  vile atto, di ricostruire i fatti e individuare i responsabili. A Giovanni chiediamo di non arrendersi e di continuare a portare avanti il suo impegno in nome di Peppino Impastato, in difesa della legalità, della giustizia e  dei diritti. La Cgil sta al fianco di Giovanni Impastato e della sua famiglia”.

Articolo aggiornato il 12 novembre 2019 alle ore 18.38

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