Il barista ucciso per sbaglio a Tommaso Natale, il quartiere non dimentica

L'incredibile morte di Giuseppe D'Angelo: dopo la pulizia di uno spazio verde, nella piazza che porta il suo nome è stata collocata una panchina commemorativa. Nel 2006 venne scambiato per un mafioso a cui il clan di San Lorenzo dava la caccia e fu crivellato di colpi davanti al negozio di un fruttivendolo

E' di pochi mesi fa la notizia che i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo e Andrea Adamo sono stati condannati a 30 anni ciascuno, in rito abbreviato, per l’omicidio di Lino Spatola. Un delitto che si intreccia con l'incredibile morte, avvenuta quasi un mese prima, di un innocente pensionato, Giuseppe D’Angelo, che fu scambiato per il mafioso Lino Spatola e ucciso per sbaglio. Era il 22 agosto 2006. D'Angelo, 63 anni, era seduto nei pressi di un fruttivendolo di Tommaso Natale. Venne raggiunto dai proiettili dei sicari. Per lui non ci fu nulla da fare.

E oggi a Tommaso Natale, dopo la pulizia di uno spazio verde nella piazza che porta il suo nome, è stata collocata una panchina commemorativa in ricordo di Giuseppe D'Angelo. "Ho fortemente voluto - dice il vicepresidente della settima circoscrizione Fabio Costantino - che la piazza intitolata a questa vittima di mafia poco conosciuta fosse ripulita dal degrado in cui versava. Inoltre, con l'inaugurazione della panchina, vogliamo lanciare un messaggio simbolico: riqualifichiamo gli spazi cittadini abbandonati, affinché possano trasformarsi in luoghi di aggregazione e di riscatto sociale". 

Giuseppe D'Angelo era seduto davanti al negozio di frutta e verdura di un amico, a Tommaso Natale. Si sentì chiamare, si voltò e lo crivellarono di colpi. A sparare fu Gaspare Pulizzi, che urlò “Lino” per attirare l'attenzione dell'uomo che credevano fosse Spatola. D'Angelo, barista in pensione che tutti chiamavano Pino, si voltò. Gli era sembrato che pronunciassero il suo nome. 

"La sua scomparsa è figlia non solo del caso - conclude Costantino -. Per evitare che la criminalità possa continuare indisturbata a fare ciò che vuole, nel nostro piccolo ognuno di noi deve contribuire al trionfo della legalità. La piazza e la panchina in memoria di D'Angelo vogliono perciò essere il tramite per un comune impegno alla costruzione di una società più rispettosa della dignità umana".

Dopo l'assassinio di D'Angelo, i mafiosi cercarono nuovamente Spatola, all'epoca 72enne, che nel frattempo si trovava in precarie condizioni fisiche ed era in cura con l’ossigeno per gravi patologie respiratorie. Lino Spatola aveva i giorni contati. E così, neanche un mese dopo, il 18 settembre venne prelevato nei pressi dello svincolo autostradale di Isola e portato da Gaspare Pulizzi, in sella a una moto, nei pressi del cimitero di Capaci. Là trovo Antonino Pipitone che condusse poi Spatola a Giardinello, in una casa di campagna abbandonata. Il 72enne fu strangolato tra Montelepre e Giardinello e poi seppellito all’interno di un terreno di Villagrazia di Carini. Le indagini sono state riaperte dopo 10 anni dopo le rivelazioni del pentito Antonino Pipitone e venne condannato anche Andrea Adamo.

La decisione dei Lo Piccolo fu dettata dal fatto che Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro si erano convinti che Spatola li avesse 'traditi' e si fosse avvicinato al loro rivale, Antonino Rotolo, capo del mandamento mafioso di Pagliarelli, nell’ambito di contrasti già esistenti tra le due fazioni e dovuti al rientro dagli Usa dei cosiddetti 'scappati', cioè coloro che avevano perso la seconda guerra di mafia e, per avere salva la vita, erano stati costretti ad allontanarsi dalla Sicilia.

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