In diecimila in piazza per ricordare le vittime di mafia: "Uniti si vince"

L'iniziativa è stata organizzata da Libera in tutta Italia. Un serpentone colorato formato da studenti, familiari delle vittime di mafia, amministratori locali e semplici cittadini, ha attraversato le vie del centro per fermarsi in piazza Verdi

Il corteo arrivato in piazza Verdi

Studenti, familiari delle vittime di mafia, amministratori locali, politici, semplici cittadini. Tutti in corteo, anche a Palermo, per ricordare le vittime della mafia e ribadire l'impegno della memoria. Un'iniziativa organizzata da Libera ogni 21 marzo in tutto lo Stivale. Un serpentone colorato formato da oltre diecimila persone ha attraversato le vie del centro, per fermarsi in piazza Verdi. "Uniti si vince" si legge in un cartellone, "Il bene vince", recita un altro striscione con impresse tante mani colorate.

In piazza anche Vincenzo Agostino, per la prima volta senza la moglie Augusta Schiera recentemente scomparsa. Indossa una maglia bianca con il ritratto di Augusta e del figlio Antonino, il poliziotto ucciso con la moglie Ida Castelluccio nel 1989. "Oggi sono qui anche per lei - ha detto -. Augusta è morta senza avere verità e giustizia, ma non si può vivere sperando che la giustizia arrivi nell'aldilà".

"Ringrazio di cuore  - ha detto Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia e presidente della Fondazione Falcone - tutti coloro che oggi partecipano alla Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, appuntamento che da anni viene meritoriamente promosso in tutta Italia dall'associazione Libera. L'impegno a mantenere viva la memoria di chi ha perso la vita per mano delle mafie ci unisce tutti ed è stimolo a impegnarci nella difesa della legalità, della libertà, della democrazia".

A manifestare contro le mafie anche il sindaco Leoluca Orlando: "In questo momento voglio ricordare Augusta Schiera e Rita Borsellino, due persone che ci hanno lasciato, ma che sono l'anima di questa manifestazione" 

Orlando ha letto ai partecipanti anche la lettera inviata per l'occasione dal sindaco della città colombiana di Medellin, Federico Gutiérrez: "La nostra fratellanza con la città di Palermo è forte - si legge nella lettera - perché entrambe le città hanno un passato doloroso, però sopratutto ci unisce la forza e la speranza. La nostra amicizia con la città di Palermo e con il sindaco Leoluca Orlando si basa sulla certezza che è possibile ottenere un cambiamento etico e morale nella società, anche in quelle più complesse".

"Ricordare le vittime innocenti della mafia - ha sottolineato il prefetto di Palermo, Antonella De Miro - è certamente segno di grande civiltà, ma ricordare significa anche rinnovare l'impegno per la ricerca della verità e della giustizia per chi quella verità e quella giustizia non le hanno ancora avute".  "Le mafie che sono limitative delle libertà e dello sviluppo democratico di un Paese ha aggiunto -. Dedico questa giornata ad Augusta Schiera, che oggi non può essere qui a chiedere giustizia per suo figlio e sua nuora. Lo facciamo noi per lei".

"Oggi come sempre c'è commozione - ha commentato Placido Rizzotto, nipote omonimo del sindacalista ucciso da Cosa Nostra il 10 marzo del 1948 -.Questo appuntamento che si ripete ormai da 24 anni serve per riunire i familiari di vittime di mafia, per sancire che non ci sono morti di serie A e di serie B: tutti abbiamo diritto ad avere ricordati i nostri familiari, che hanno un unico comune denominatore: sono morti per mano mafiosa lasciato un dolore grande nelle famiglie". Per Rizzotto "l'80 per cento delle vittime di Cosa nostra non ha avuto giustizia e verità. Noi qui oggi vogliamo gridare che ci siamo, che loro li hanno uccisi ma noi non li facciamo morire perché li teniamo vivi nei nostri cuori vivi e che continueremo a lottare per ottenere giustizia"

E alla manifestazione ha partecipato, con un messaggio, anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella. "Vogliamo liberare la società dalle mafie - ha detto -. È un traguardo doveroso e possibile, che richiede a tutti impegno, coerenza, piena coscienza delle nostre responsabilità di cittadini".

"Per questo è importante la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si celebra ogni anno 
all'inizio della primavera e che porterà anche quest'anno, a Padova e in numerose altre città italiane, tante persone, associazioni, comunità a esprimere il bisogno di verità e giustizia, insieme al rifiuto delle violenze e delle oppressioni criminali. Agli organizzatori e ai partecipanti desidero esprimere la mia vicinanza e il mio incoraggiamento a proseguire nella testimonianza di quei valori civili che soli possono consentire uno sviluppo del benessere e della società".

Secondo il Capo dello Stato "Pronunciare uno a uno tutti i nomi di coloro i quali sono stati uccisi dalle mafie è anzitutto un atto di rispetto e di dignità. Quella dignità che le consorterie criminali volevano calpestare deve restare indelebile nella memoria della nostra comunità. Ma scandire quei nomi - purtroppo tanti, troppi - è anche un atto di dignità che vale per ciascuno di noi. Ricordiamo persone che hanno pagato con la vita la dedizione al bene comune, il rispetto per la legalità, la ribellione alla sopraffazione criminale, la fedeltà a quei principi di umanità che le mafie negano con la loro stessa esistenza: rendere loro onore è un segno di libertà a cui sentiamo di non poter rinunciare, se non al prezzo di una grave ferita alla nostra coscienza". "La memoria - ha concluso Mattarella - incalza le domande di verità, purtroppo in molti casi ancora oscurata. Le istituzioni pubbliche sono chiamate a fare la loroparte, avendo davanti numerosi esempi di valorosi servitori dello Stato e dei loro sacrifici. Ma per ciascuno di noi la memoria è una spinta all'impegno fattivo per costruire una cultura della legalità e trasmettere anzitutto ai giovani i valori di solidarietà, di non violenza, di rispetto della persona e dei suoi inviolabili diritti".

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Commenti (2)

  • Pomposità e convenevoli...

  • Ste manifestazioni potranno pure essere utili, in termini di influenza culturale delle prossime generazioni...ma io le trovo di uno stucchevole intollerabile.

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