Telefonate dal carcere e guadagni da sballo: così la mafia pilotava i furti d'auto

I retroscena della maxi operazione che ha portato a 25 arresti. Gli ordini arrivavano direttamente da dietro le sbarre. Trattative per le estorsioni e introiti vertiginosi: contrasti tra i clan per la spartizione dei bottini

Uno degli arrestati all'uscita dalla Questura

Rubavano le auto, poi chiedevano il riscatto, con ordini che arrivavano dal carcere. Un'organizzazione criminale ben strutturata e ramificata nel sottobosco della malavita palermitana, capace di racimolare fiumi di denaro. Circa 100 auto rubate in un mese, con un guadagno approssimativo di 200 mila euro: nel mirino dei ladri soprattutto i veicoli commerciali (LE INTERCETTAZIONI: VIDEO). Sono solo alcuni dei retroscena emersi nelle pieghe della maxi operazione della polizia che oggi ha portato a 25 arresti (I NOMI DEGLI ARRESTATI).

Le telefonate dal carcere

Il fulcro della gang era Massimiliano Castelluccio. Finito in carcere nell'ambito di una precedente operazione antimafia, continuava a gestire l’associazione da dietro le sbarre, impartendo disposizioni e ricevendo i proventi dell’attività criminale. Gli ordini arrivavano alle orecchie della moglie - anche lei destinataria della misura cautelare - che trasformava i messaggi ricevuti nei colloqui in carcere con il marito in disposizioni. "La signora - spiegano dalla Questura - permetteva agli altri sodali di parlare direttamente con il detenuto in occasione delle telefonate provenienti dal carcere".

Gli arrestati escono dalla Questura | VIDEO

Furti, estorsione e violenza

Non solo Castelluccio. Gli altri due punti di riferimento della banda, Antonino Noto e Salvatore Casamento, entrambi pluripregiudicati per reati contro il patrimonio, erano invece direttamente impegnati nella gestione dell’associazione, anche per conto di Castelluccio, detenuto e quindi con le "mani legate". La Squadra Mobile di Palermo aveva già arrestato sia Noto che Casamento lo scorso 29 aprile, quando fu ricostruito proprio un episodio di estorsione, messa a segno con particolare violenza ai danni di un noto imprenditore cittadino.

"Ciao papà", le famiglie salutano gli arrestati | VIDEO

I topi d'auto e le trattative

Un'organizzazione piramidale, modellata alla perfezione, grazie anche a una rigida suddivisione in ruoli, in modo che ad ogni partecipante spettassero precise competenze nella “filiera criminale”. C'erano i topi d'auto, suddivisi in batterie ed operanti su tutta Palermo, che si occupavano "solo" di rubare le macchine. Altri invece si "limitavano" a fornire luoghi sicuri dove custodire i mezzi rubati nel periodo della "trattativa" con le vittime del furto. E c'erano infine intermediari che avevano il compito di contattare i malcapitati per prospettare la possibilità di recuperare il maltolto.  

Ruperti-3Indagini di un anno, 200 poliziotti

Nell'operazione di oggi sono state eseguite 25 ordinanze di custodia cautelare (su ordine del Gip Filippo Serio e su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo diretta da Lo Voi). Le indagini - iniziate nel settembre del 2015 - sono state coordinate dal Procuratore Aggiunto Leonardo Agueci e condotte dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Francesca Mazzocco, Caterina Malagoli e Ferdinando Lo Cascio. Impegnati circa 200 poliziotti, coordinati dalla Squadra Mobile diretta da Rodolfo Ruperti. "Si tratta di un'operazione che ci ha permesso di annientare un'associazione a delinquere finalizzata ai furti, e alle estorsioni. Si tratta di veri e propri professionisti - spiega Ruperti - che riuscivano a mantenere contatti con personaggi della criminalità organizzata. I furti dei mezzi fruttavano oltre 200 mila euro al mese. Siamo riusciti a restituire molti mezzi ai palermitani, vittime di questo giro criminale".

La mafia di Santa Maria di Gesù

Castelluccio è finito in carcere (è attualmente detenuto come il fratello Gaetano e Leonardo Algeri) a seguito dell’arresto avvenuto nel corso dell’operazione antimafia “Paesan Blues”: in questa occasione vennero contestati gli stessi reati per cui è intervenuta la polizia. Reati commessi a favore della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, all’interno della quale spiccavano le figure di Gioacchino Corso e di Giuseppe Lo Bocchiaro. In quella stessa operazione fu arrestato anche Andrea Casamento, fratello di Salvatore. "A dimostrazione - puntualizzano dalla Questura - della continuità che gli arrestati di oggi rappresentano nella gestione di un’attività che, per gli ingenti guadagni che è capace di produrre, come si è visto ha da sempre suscitato l’interesse dei clan".

I contrasti tra i clan per spartirsi il bottino

La particolare attenzione della mafia palermitana ha trovato riscontro anche nei legami di parentela messi in luce dagli arresti di oggi. "Nel corso dell’indagine - dicono dalla polizia - è stato possibile rilevare come gli appartenenti alle diverse famiglie mafiose avessero manifestato le proprie pretese nei confronti dell'organizzazione criminale. In particolare,vista la capacità della banda di operare all’interno dei mandamenti cittadini, sono emersi contrasti tra gli esponenti delle diverse famiglie mafiose in merito alla titolarità del “diritto” di partecipare agli importanti guadagni della gang".



 

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