Auto rubate e smontate in un’officina a Brancaccio, sgominata banda: sette arresti

La polizia ha ricostruito i ruoli e i metodi adottati dall'organizzazione che aveva fra i clienti anche una onlus che si occupa di trasporto disabili. Ricostruiti alcuni episodi di estorsione. Trovato anche un migliaio di stecche di sigarette

Una delle tante carcasse d'auto rinvenute dalla polizia

Rubavano auto e le portavano a Brancaccio dove, tra un’officina e un deposito, le smontavano per riassemblarne le parti in altri mezzi. Poi si liberavano delle carcasse. Gli agenti di polizia del commissariato Brancaccio hanno interrotto un business da decine di migliaia di euro e sgominato un’organizzazione criminale che operava nella zona industriale. In carcere sono finiti il capo della banda, Giuseppe Di Maria (43 anni), Tommaso e Rocco Tutone (entrambi di 39 anni), mentre sono stati sottoposti agli arresti domiciliari altre tre quattro persone: Di Mariano Pietro (25 anni), Di Mariano Rosario (45), Aldo Naso (44), Salvatore Tutone (63). Per loro l’accusa è di ricettazione e riciclaggio di veicoli. “Durante i controlli - spiega il commissario Maurizio Antonucci - abbiamo rinvenuto circa un migliaio di stecche di sigarette sulle quali stiamo effettuando ulteriori accertamenti”.

Così smontavano le auto rubate: le immagini | VIDEO

Le indagini sull’operazione “Dirty Cars” sono nate a seguito di servizi di osservazione, controllo e pedinamento, arricchiti da intercettazioni telefoniche e ambientali. “Le indagini hanno accertato come il sodalizio criminale - spiegano dalla Questura - avesse affidato un ruolo diverso ad ogni componente, attribuendo a ciascuno responsabilità diverse sulla filiera criminale che andava dalla ricettazione delle vettura allo smaltimento delle parti dei mezzi rubati non più utilizzati. A capo dell’organizzazione c’era il gestore dell’officina meccanica, tale Giuseppe Di Maria”. Vicino alla sua officina c’era anche un deposito, gestito sempre da Di Maria, dove portavano i veicoli rubati per poi riciclarne le parti meccaniche in altre auto o furgoni.

Tra questi anche alcuni mezzi riconducibili a una onlus che si occupa del trasporto disabili: da accertare se l’associazione fosse a conoscenza della circostanza o se, come risultato dalle indagini, ci fossero alcuni dei suoi “volontari” che avevano rapporti diretti con gli indagati. La banda, una volta terminato lo smontaggio dei veicoli, si faceva aiutare da alcuni soggetti esterni all’organizzazione che mettevano i loro furgoni a disposizione per andare a scaricare le carcasse in qualche sfasciacarrozze o abbandonarle direttamente in qualche “discarica” della periferia e non solo.

L'uscita degli arrestati dal commissariato: le immagini | VIDEO

Gli agenti delle sezioni Investigativa e Giudiziaria del commissariato Brancaccio, insieme ai colleghi della polizia stradale di Palermo, hanno inoltre individuato numerosi soggetti che, pur conoscendone la provenienza, si rivolgevano all’organizzazione per acquistare sia veicoli che parti meccaniche. Diciassete le denunce a piede libero. Fra gli indagati c’è anche chi si è reso protagonista di alcuni episodi di estorsione con il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno”: una volta rubata un’auto contattavano il legittimo proprietario chiedendo ingenti somme di denaro per restituirla. “Sono tuttora in corso perquisizioni - concludono dalla Questura - presso abitazioni o altro nella disponibilità degli associati dove si sospetta si possano essere concretizzati altri analoghi episodi”. Da chiarire la provenienza delle sigarette trovate tra officina e deposito, che potrebbero essere di contrabbando o arrivare dagli assalti ai furgoni che trasportano “bionde”.

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