Tutti in silenzio e una rosa sulla bara: l’ultimo saluto a Giuseppe, il sub che amava il mare

Un centinaio le persone accorse in piazzetta della Pace per i funerali di Giuseppe Migliore, deceduto durante un'immersione a Isola delle Femmine insieme al suo amico Antonio Aloisio. Il suo corpo è stato ritrovato dopo due giorni di ricerche in mare

Un silenzio composto e rispettoso come la quiete del mare in cui lui amava tanto rifugiarsi. Nessun applauso ad accompagnare il feretro all'ingresso della Chiesa di Santa Lucia, in piazzetta della Pace. Solo una rosa rossa accarezza la bara. Un dolore intimo, religioso per salutare Giuseppe Migliore, uno dei due sub la cui vita - insieme a quella di Antonio Aloisio - è stata trascinata via dalle acque di Isola delle Femmine e il cui corpo, disperso per due giorni, è stato recuperato nella mattinata del 30 agosto scorso. 

Un centinaio di persone hanno salutato per l'ultima volta Giuseppe, l'uomo che amava il mare. In prima fila ci sono la moglie e i suoi due figli. Imprenditore nel campo del restauro e sub esperto per passione, Giuseppe era membro dell'Ecomuseo del mare Memoria Viva. "Un dolore immenso - raccontano gli amici di Sant'Erasmo - dopo la tragedia di Sebastiano Tusa, un'altra persona a noi cara se ne va".

"Silenzio" è anche la parola intorno a cui gravita l'omelia rincuorante di padre Antonio Guglielmini. "Il silenzio lenisce il dolore per la perdita di Giuseppe". Ma anche "tempo", "dono" e "ringraziamento". "Abbiamo l'abitudine di rimandare a domani, quando invece il domani è già adesso. Il vostro Giuseppe è stato un regalo, un dono del Signore. Non possiamo che ringraziarlo per come ha speso la sua vita, per i ricordi belli che vi ha donato".

E proprio a quei ricordi si aggrappano due suoi amici da una vita. "Giuseppe  - raccontano a PalermoToday - era così come lo vedevi. Apparentemente 'spartano', sempre pronto a scherzare anche sulla morte ma così incredibilmente legato alla vita. Era un sub esperto, ciò che possiamo pensare è che si sia sentito male". Tanti, troppi i momenti trascorsi insieme ma uno in particolare li fa sorridere. "In estate ci riunivamo in un luogo di villeggiatura e la notte entravamo di nascosto, con qualche rete e materasso, in una casa abbandonata. Sembravamo dei latitanti. Noi invece trascorrevamo solo le notti a ridere e scherzare, quattro amici che si volevano un gran bene. Una notte delle teste di cuoio hanno sfondato quella porta, perché credevano che lì dentro ci fosse davvero un ricercato. Siamo certi che Giuseppe sta ancora ridendo pensando a quell'avventura e lì, nel suo feretro, non riesce a stare fermo". Aspetta, forse, solo di rituffarsi in quel mare, azzurro come il cielo da cui adesso lo osserva. 

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