Il giudice di Trento si difende: "Volevo zittire l'avvocato, non offendere Palermo"

Il giudice che ha pronunciato la frase che ha scatenato le polemiche si difende: "Colpa del comportamento scorretto dell'avvocato". Ma intanto il ministro della Giustizia Orlando ha incaricato gli ispettori di svolgere accertamenti

Il giudice Carlo Ancona - foto Voce del Trentino

"Non volevo offendere la città di Palermo, solamente zittire quell'avvocato scorretto". Si giustifica così il giudice di Trento finito nell'occhio del ciclone per la frase "razzista" pronunciata durante un dibattimento. Ma intanto è stato aperto un fascicolo sul tavolo del ministro della Giustizia. Il guardasigilli Andrea Orlando ha incaricato gli ispettori di svolgere accertamenti su quanto accaduto ieri , quando il presidente del Tribunale del riesame, Carlo Ancona, ha risposto a un avvocato dicendo: "Qua siamo in un posto civile, non siamo a Palermo".  Come prima cosa gli ispettori chiederanno una relazione al procuratore generale di Trento.

L'episodio è stato portato a conoscenza della stampa da Stefano Giordano, del Foro di Palermo, protagonista della vicenda. "E' un fatto gravissimo - ha dichiarato Giordano - oltre che una frase razzista. Il presidente del tribunale del Riesame, il dottor Carlo Ancona, nel condurre l'udienza con un indagato palermitano e con il sottoscritto come difensore, mi ha impedito di svolgere la mia arringa proferendo quella frase. A questo punto, ho chiesto, e solo dopo numerosi sforzi, ho ottenuto la verbalizzazione di quanto accaduto. Purtroppo, nonostante le numerose richieste, non sono riuscito a ottenere dalla cancelleria del Tribunale del Riesame di Trento copia del suddetto verbale. Manifesto la mia preoccupazione per quanto accaduto in quanto avvocato, in quanto cittadino italiano e, soprattutto, in quanto palermitano".

"Siamo in posto civile, non a Palermo", polemiche per la frase del giudice

Ancona dopo "l'incidente diplomatico" ha ammesso di avere pronunciato la frase, ma "senza volere assolutamente offendere la città di Palermo”. Il giudice ha spiegato che il suo intento era semmai quello di zittire l’avvocato: "Diciamo - ha detto al quotidiano Il Dolomiti - che il comportamento scorretto dell’avvocato mi ha fatto uscire questa frase. Toni fuori dal contesto e una sobrietà non proprio asburgica, al quale noi siamo sicuramente più abituati, mi ha portato a zittire l’avvocato in questo modo”

Il legale palermitano, figlio del presidente del "maxiprocesso" di Palermo Alfonso Giordano, intanto ha annunciato di volere presentare, insieme al presidente del'Ordine di Palermo Francesco Greco, un esposto da inviare al Csm e alle altre autorità istituzionali competenti.

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