“Legalità e cultura dell’etica”, incontro coi familiari di Claudio Domino e di Giammatteo Sole

Ad organizzare l’evento, in interclub, Rotary Club Palermo Ovest, Palermo Monreale, Palermo Agorà, Palermo Mediterranea e Palermo Montepellegrino. Presente anche il procuratore Leonardo Agueci

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Un appuntamento di grande livello, emozionante e coinvolgente, a tratto drammatico, quello di ieri sera al Mondello Palace, organizzato dai Rotary Club Palermo Ovest, Palermo Monreale, Palermo Agorà, Palermo Mediterranea e Palermo Montepellegrino. Una serata per riflettere sulla necessità di sensibilizzare le nuove generazioni e la società al fenomeno criminale e criminogeno della mafia, attraverso il motore emotivo di una testimonianza diretta. La serata sarà dedicata alla testimonianza dei familiari di Claudio Domino (presente entrambi i genitori) e di Giammatteo Sole (presente il fratello) che hanno perso, entrambi, i congiunti in giovane età. A coniugare, nell’esordio della serata e nell’epilogo, le testimonianze il dott. Leonardo Agueci, già Procuratore aggiunto a Palermo.

Particolarmente toccanti, a trent'anni dall’eccidio, le parole dei genitori del piccolo Claudio Domino (ucciso a 11 anni dalla mafia mentre giocava a pallone in strada, a San Lorenzo) che non hanno mai cancellato i segni del dolore sul viso dei genitori di Claudio Domino. Visibile la circostanza che la rabbia per la morte del figlio, dopo tanto tempo, abbia, finalmente, imboccato una nuova strada: quella che porta alla voglia di far conoscere a tutti gli studenti d’Italia la storia del piccolo Claudio e degli altri 107 bambini uccisi dalla criminalità organizzata. «Abbiamo deciso di cambiare vita alla vigilia del trentesimo anniversario.

Mia moglie Graziella mi disse: “Non voglio ricordare solo Claudio ma anche tutti quei bambini che come lui sono stati uccisi senza colpa dalla mafia”. Così — racconta Antonio Domino — è partito il nostro nuovo percorso. Prima abbiamo studiato le storie dei 108 bambini, poi abbiamo preso contatto con le scuole per portare la nostra testimonianza». «Non è vero che la mafia non uccide donne, bambini e preti. La mafia — dice Graziella Accetta, mentre guarda il poster con i volti dei 108 bambini che porta in giro per l’Italia — non guarda in faccia nessuno». Claudio è stato ucciso il 7 ottobre del 1986 in pieno maxiprocesso. Di fatto sull’omicidio di Claudio la verità non è mai venuta a galla. «Le scuole hanno una grande responsabilità. Per decenni si crede, si è fatto credere, nel silenzio, che questi uomini hanno un codice d'onore.... 125 bambini uccisi dalla mafia non hanno mai avuto voce"... "Sono gli innocenti della mafia. Sono quei bambini che non avranno più sogni da realizzare... Non avranno più i baci della mamma e del papà"... "È mente Bruno Vespa dà la parola al figlio di Riina, mio figlio non c'è più per colpa del padre, il peggiore carnefice della storia dei tempi". "Noi coltiviamo amore, giustizia, legalità», sostiene Graziella Accetta. Antonio e Graziella non perdono un solo appuntamento perché, sostengono, «è importante riconquistare la memoria».

Altrettanto toccante la storia raccontata da Massimo Sole, fratello di Giammatteo ucciso la sera del 22 marzo del 1995. Giammatteo Sole, di ritorno da lavoro, venne fermato da due falsi poliziotti. Uno dei due era Gaspare Spatuzza che, poi, dopo il pentimento, raccontò come venne ucciso il giovane. "Rideva alle nostre domande", ha raccontato Spatuzza. Tre settimane prima del delitto di Sole venne ucciso Marcello Grado. Nella seconda guerra di mafia tra i palermitani e i corleonesi spuntò il sospetto che qualcuno stesse ordendo il rapimento dei figli di Totò Riina. I Grado furono indicati tra chi avrebbe partecipato a quel piano. E per questo Giammatteo Sole venne rapito e poi ucciso. I corleonesi volevano scoprire se quel giovane conoscesse qualche particolare. "Ma noi non sapevamo nemmeno chi fosse Marcello Grado - dice oggi Massimo Sole - perché per noi era solo uno degli amici della comitiva".

“Questo ragazzo non c’entrava niente, niente di niente, un’animella, un ragazzino veramente pane e acqua…” furono le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, collaboratore di giustizia dal 2008. L’appuntamento è stata l’occasione per commuovere, per ripensare ad un mondo in cui i problemi sono condivisi e non solo di chi li subisce, talvolta mutando in maniera irrimediabile il corso di vita di una persona e della famiglia.

Il presidente del Club Rotary Palermo Montepellegrino, l’arch. Ninni Genova, a margine dell’incontro, ha sottolineato come «il Rotary come espressione della Società Civile debba esplicare il proprio service anche affrontando argomenti che lasciano l’amaro in bocca come le testimonianze di chi ha vissuto personalmente le atrocità che abbiamo ascoltato e che non trovano nessuna giustificazione, nessuna comprensione, nessuna logica. Ai familiari di queste innocenti vittime va tutto il nostro profondo riconoscimento per il loro impegno civile nel portare avanti una campagna piena di Amore e nobili sentimenti nella speranza che i propri cari abbiano un giorno finalmente giustizia».

Per Mino Morisco, invece, past presidente del Club «bisogna trovare la forza di continuare a vivere a fronte alta perché la tragedia non ha fatto loro abbassare la testa. Bisogna saper vivere con dignità il dolore senza dimenticare, portando la storia della loro tragedia nella società affinché lo Stato, ma anche il singolo cittadino, non abbassino mai la guardia. Tutto questo ci dà la forza di potere contrastare con tutte le nostre energie l’aberrante fenomeno della più bieca delinquenza essendo grati anche a uomini e donne che con divisa o toga mettono a repentaglio la loro vita per la difesa del diritto alla vita liberi da prepotenze e ricatti».

Torna su
PalermoToday è in caricamento