Estorsione, Miccoli in aula: "Non sapevo che Lauricella fosse figlio di un boss"

L'ex capitano rosanero ha testimoniato al processo contro il figlio di Antonino detto "U scintilluni". "Mi divertivo con lui e gli voglio bene". Il leccese è accusato di aver partecipato attivamente al recupero di un credito nei confronti dei titolari della discoteca "I paparazzi"

Miccoli e Mauro Lauricella

"Mi divertivo con lui, ma non sapevo fosse il figlio di un mafioso. Comunque è una persona alla quale voglio bene". Queste le parole di Fabrizio Miccoli, ex attaccante rosanero, dette ai magistrati nel corso del processo a Mauro Lauricella - figlio di Antonino, detto "U scintilluni" - e Gioacchino Alioto, entrambi accusati di estorsione aggravata. Anche il leccese è sotto inchiesta (come imputato di "reato connesso"), visto che la Procura aveva stralciato la sua posizione e chiesto l'archiviazione, che però il gip ha respinto.

Secondo l'accusa i due imputati estorcevano diverse migliaia di euro agli imprenditori intascando gran parte del denaro. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci e dai sostituti Mazzocco e Bonaccorso. E Miccoli avrebbe svolto un ruolo decisivo per recuperare un credito vantato da un ex fisioterapista del Palermo Calcio, Giorgio Gasparini, nei confronti di alcuni soci di una discoteca di Isola delle Femmine, i Paparazzi.

"Sono stato sei anni a Palermo e sono andato tre volte in discoteca, sempre con Mauro. Avendo saputo che il fisioterapista aveva qualche problema con questi della discoteca - ha spiegato l'ex bomber rosanero - mi è venuto spontaneo parlare con Mauro. Non sapevo di cosa si trattasse e mi sono poi disinteressato". Sempre secondo l'accusa, Lauricella avrebbe recuperato dodicimila euro, di cui due li avrebbe trattenuti per sé. "Se il fisioterapista voleva fare un regalo a Mauro, io non lo potevo impedire. Non ho chiesto nulla per Mauro - ha detto - né lui ha chiesto mai qualcosa a me".

Ma a Miccoli vengono contestate alcune intercettazioni telefoniche e frasi scritte in un sms: “Gli diamo diecimila euro a loro e due te li tieni tu”. Ma oggi l'ex capitano rosanero ha sostenuto di non ricordare. Aggiungendo: "A me non interessava, ho rispetto per i soldi ma stiamo parlando di duemila euro, io ne spendevo trentamila per le maglie da regalare”. Infatti a Miccoli non viene contestato il fatto di aver preso dei soldi, ma quello di aver "aiutato" Lauricella e Alioto nella presunta estorsione.

La pagina nera di Miccoli è stata scritta nel giugno del 2013, quando l'ex rosanero venne intercettato durante una conversazione con l'amico Mauro Lauricella, al quale avrebbe commissionato di riscuotere dei soldi da qualcuno. I microfoni degli investigatori captarono una frase che fece inorridire Palermo: "Vediamoci davanti all'albero di quel fango di Falcone". Parole che lo portarono a essere rinnegato dai suoi tifosi e che lo fecero cadere in un tunnel di dispiaceri e insulti. "Mi fa male - aveva dichiarato - quando mi urlano mafioso dagli spalti".

I magistrati contestarono al bomber l'accesso abusivo al sistema informatico. Si ipotizzava che Miccoli avesse covinto il gestore di un centro Tim a fornirgli quattro schede, intestate ad altri clienti, una delle quali era finita proprio nelle mani di Lauricella junior. La parola fine su quella bufera venne messa dalla Procura, che avanzò a gennaio 2014 la richiesta di archiviazione con avviso di conclusione delle indagini. Ma le grane giudiziarie per Miccoli non sono ancora finite.

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