Test di medicina: "In mille connessi su Google, pronto esposto in Procura"

A sostenerlo i legali dello studio Leone-Fell che hanno raccolto numerose segnalazioni. Durante i 100 minuti di svolgimento del test domande specifiche e parole chiave della prova hanno avuto un’impennata sul motore di ricerca. Si prepara una class action

Foto archivio

Allo scorso test d'accesso per Medicina qualcuno avrebbe barato e almeno mille persone avrebbero consultato Google. La conferma arriverebbe dall'analisi dei dati sulle chiavi di ricerca più utilizzate sul web corrispondenti alle domande del questionario. Dopo aver raccolto numerose segnalazioni gli avvocati dello studio Leone-Fell hanno annunciato l'intenzione di presentare un esposto in Procura e promuovere una class action per tutelare diritti degli aspiranti medici candidati che hanno partecipato al test lo scorso 4 settembre. "Google conferma: sulle specifiche domande del test un incredibile numero di richieste pari al 12.423% in più. Almeno mille candidati avrebbero avuto con sé dei dispositivi connessi a internet. E la riprova è anche in post e filmati scoperti in rete".

"Una sensazione è una sensazione, ma i dati che stiamo per proporvi rappresentano la prova che in Italia un considerevole numero di candidati ha barato nei test per l’ingresso alle facoltà di Medicina". Così l’avvocato Francesco Leone ha aperto l’incontro con i giornalisti convocato a Palermo per annunciare, come sottolineato dall’avvocato Simona Fell, "una class action e un esposto in Procura per tutelare il diritto allo studio e ridare forza ai sogni di questi ragazzi che desiderano davvero diventare medici. Riteniamo - scrivono gli avvocati, sostenuti dal penalista Andrea Merlo - che sia a rischio la validità dell’intera procedura e il futuro di migliaia di studenti che resteranno fuori dalla selezione per errori non loro. Essendo una selezione nazionale, infatti, quello che succede in una singola sede si ripercuote inevitabilmente anche su tutte le altre, falsando risultati e graduatoria".

conferenza stampa studio legale leone fell test medicina-2

Tutto è partito dall’intuizione dei responsabili dello Studio Leone-Fell, con la collaborazione dell’associazione studentesca Run, di dare incarico ad Antony Russo, esperto di analisi della rete che lavora a Londra e ai suoi collaboratori di verificare quante fossero state, durante lo svolgimento del test, le richieste poste attraverso i motori di ricerca sugli argomenti delle sessanta domande della selezione. “I risultati sono stati sorprendenti: solo per fare qualche esempio - si legge nella nota - alla nona domanda si chiedeva di inserire i due ultimi numeri nella sequenza 2-3-7-13-27. Il quattro settembre le ricerche su questa specifica sequenza sono cominciate alle 11 e 33 e secondo gli esperti di statistica la probabilità che venisse richiesta quella specifica serie di numeri è di una su 622 milioni. Più facile vincere al Superenalotto”.

La domanda numero 21, sul significato del termine “frattale”, rappresenta un altro esempio significativo: rispetto alla media giornaliera degli ultimi anni il numero di ricerche registrato durante il test è stato esattamente del 12.423% in più. “Sosteniamo pienamente - ha aggiunto il senatore accademico di Palermo Antonio Di Naro (Run) – la battaglia dello Studio Leone-Fell per i diritti degli studenti: non è possibile continuare a far finta che, riguardo a questi test, tutto vada bene. Già autorevoli esponenti politici si sono espressi, e c’è da considerare il problema del crescente fabbisogno di laureati in medicina”. Tornando ai dati, secondo le stime degli esperti ai quali è stata commissionata la ricerca, almeno mille candidati avrebbero avuto con sé dei dispositivi connessi a Internet. La riprova, peraltro, è in selfie e filmati scoperti in rete, alcuni mostrati - con i volti dei protagonisti opportunamente oscurati - nel corso dell’incontro con i giornalisti.

Secondo i dati diffusi dal Ministero, nelle prove del 4 settembre per i test d’ingresso per Medicina, si è avuto un drastico calo degli idonei: uno studente “bocciato” ogni tre candidati. Ad affrontare il questionario 59.743 candidati sui 67.005 inizialmente iscritti alle prove. Tra loro, è risultato “idoneo” il 67,7% del totale (40.447 studenti). Ovvero chi ha totalizzato i venti punti minimi necessari per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili. Un rendimento nettamente peggiore rispetto agli anni passati: nel 2017 risultò sufficiente l'87,26% dei candidati, nel 2016 addirittura il 93,7%. Altri dati significativi riguardano Catania, che è stata la città italiana con il maggior numero di candidati tra i primi cento, Verona, dove si è avuto il punteggio più alto, e Pavia dove è stato registrato il miglior rendimento percentuale.

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