"No" di Strasburgo all'ergastolo duro, Lo Voi: "Decisione che non condivido"

La Corte ha stabilito che l'Italia deve riformare la legge che impedisce al condannato di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia. Il procuratore capo: "Sarà compito del legislatore italiano trovare equilibrio". Maria Falcone: "Non vanifichiamo anni di lotta alla mafia"

L'Italia deve riformare la legge sull'ergastolo "ostativo", che impedisce al condannato di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo, rifiutando la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal Governo italiano dopo la condanna - che adesso diventa definitiva - emessa il 13 giugno scorso. La decisione dell'Europa ha scatenato aspre polemiche.

lovoi2-2"Non condivido la decisione della Corte di Strasburgo", dice il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. "Anche le più recenti indagini – aggiunge Lo Voi - hanno confermato che con riferimento alle associazioni mafiose nazionali il vincolo di appartenenza all’associazione mafiosa non finisce con la detenzione e il periodo di carcerazione ma termina solo con la morte o con l’avvio della collaborazione con la giustizia. Queste sono circostanze che sono state rappresentate nella difesa del governo italiano sia nella causa contro Marcello Viola sia nell’appello presentato alla Gran Chambre. Mi dispiace che la Corte di Strasburgo non le abbia tenute nella dovuta considerazione”. “Si tratta in realtà – prosegue Lo Voi a InBlu Radio - di una decisione che non ha una diretta esecutività e un’automatica applicabilità all’interno dell’ordinamento italiano. Nella sentenza Viola infatti lo Stato italiano viene invitato a riformulare la normativa che attualmente prevede il cosiddetto ‘ergastolo ostativo’ in modo da non tener conto esclusivamente della mancanza dell’avvio della collaborazione con la giustizia. Sarà compito del legislatore italiano trovare il necessario equilibrio". 

Maria Falcone-2Critica anche Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia nella strage di Capaci del 1992. "Le mafie italiane - ricorda - hanno peculiarità tali da aver indotto il legislatore ad adottare normative come quella che nega i benefici agli ergastolani per reati di mafia che non collaborino con la giustizia. Un automatismo che deriva proprio dalla natura del tutto singolare della criminalità organizzata nel nostro Paese, una singolarità che purtroppo abbiamo imparato a conoscere in anni di violenze, morti, terrore e sopraffazione. La parola - aggiunge - passa ora al legislatore italiano che dovrà adeguarsi alle indicazioni della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Alla politica tutta, senza distinzioni di colore, rivolgo un appello a trovare una soluzione che non vanifichi anni di lotta alla mafia e che sappia contemperare i  diritti con la sicurezza dei cittadini". Per la sorella del giudice "Legare la concessione dei benefici carcerari a un generico ravvedimento, indipendente dalla collaborazione con la giustizia del detenuto, è un concetto molto rischioso. Come pericoloso è concedere premialità che possono vanificare gli effetti del carcere duro, una misura nata dopo le stragi del '92 che ha consentito di spezzare i legami tra i boss detenuti e i clan".

GRASSO-7E si dice preoccupato anche Pietro Grasso, ex presidente del Senato e già procuratore di Palermo e procuratore nazionale antimafia. "Voglio ricordare - scrive su Facebook - che questa era una delle richieste che Riina pretendeva dallo Stato per fermare le stragi! Non sono sicuro che a livello europeo, attraverso la sola lettura delle carte, si riesca a percepire fino in fondo la pericolosità e l’incidenza della criminalità organizzata in Italia".

di maio-10-2E su Facebook interviene anche il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio: "Io da italiano, nato in una terra stupenda ma spesso ostaggio di mafie e criminalità, penso che ognuno può e deve poter essere artefice del proprio destino. Sei tu che scegli, nessun altro. Puoi scegliere di essere una brava persona, di rispettare la legge. Oppure puoi scegliere di fare il contrario, di delinquere, di uccidere e in quel caso paghi, senza sconti. Se vai a braccetto con la mafia, se distruggi la vita di intere famiglie e persone innocenti, ti fai il carcere secondo certe regole. Nessun beneficio penitenziario, nessuna libertà condizionata. Paghi, punto. Si chiama ergastolo ostativo, una delle tante intuizioni del magistrato Giovanni Falcone e in Italia è una misura fondamentale nel sistema di contrasto alle organizzazioni criminali. Ma oggi la Corte di Strasburgo ci dice che questa misura viola persino i diritti umani e che dovremmo riformarla. Ma stiamo scherzando? Qui abbiamo combattuto e combattiamo ancora una guerra contro le mafie. Qui in Italia abbiamo visto i corpi senza vita, abbiamo sentito esplodere le bombe, abbiamo ricevuto minacce e ancora oggi ci sono centinaia di imprenditori onesti che ne ricevono. Qui in Italia piangiamo ancora i nostri eroi, le nostre vittime, e ora dovremmo pensare a tutelare i diritti dei loro carnefici? I diritti di chi ha sciolto i bambini nell’acido? Non esiste. Il Movimento 5 Stelle non condivide in alcun modo la decisione presa dalla Corte. La storia del nostro Paese ci ha lasciato in eredità troppo sangue e dolore. Noi non ci giriamo dall’altra parte!".

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