Il capo palermitano che comandava a Malpensa: pusher "graditi" ai clan sui pulmini per l'aeroporto

C'è il nome di Emanuele De Castro tra le 14 persone arrestate dai carabinieri di Busto Arsizio. Secondo gli inquirenti aveva un ruolo di "primo piano" nel florido mercato dello spaccio di droga in Lombardia, con presunti collegamenti con la ‘ndrangheta calabrese

Emanuele De Castro col figlio - foto Il Giorno

Un palermitano con il ruolo di “primo piano” nel florido mercato dello spaccio di droga in Lombardia e con presunti collegamenti con la ‘ndrangheta calabrese. C'è il nome di Emanuele De Castro - nato a Palermo 50 anni fa - tra le 14 persone arrestate ieri dai carabinieri di Busto Arsizio. L’indagine, denominata Atlantic, è cominciata con il tentato suicidio di un uomo, poi soccorso dai militari varesini che hanno accertato come la causa del gesto fosse da attribuire ad un’estorsione tentata da un pregiudicato per ragioni collegate a debiti di droga.  

"Atlantic" come il bar di via Dante a Lonate Pozzolo - in provincia di Varese - messo in piedi un attimo dopo che Emanuele De Castro uscì dal carcere dopo aver scontato anni di galera. Proprio De Castro, sottoposto al regime di sorveglianza speciale che gli imponeva di stare alla larga da certi ambienti sarebbe andato più volte proprio al bar Atlantic, locale gestito dal figlio Salvatore (ai tempi dell’indagine). A pizzicarlo sono state le telecamere piazzate dai carabinieri.

Il palermitano - secondo gli inquirenti (che si basano su precedenti indagini) - aveva un ruolo di vertice nel gruppo criminale. Una banda che controllava il territorio, facendo sentire la sua presenza anche con la violenza: botte a chi non rientrava coi soldi della droga, davanti a tutti, nel bar dello spaccio. Oppure sberle alle cameriere dello stesso locale che volevano essere pagate per le ore di lavoro, e che per paura neppure hanno denunciato. 

Emanuele De Castro, condannato in via definitiva per mafia con le inchieste Bad Boys e Infinito, è accusato di aver violato almeno 15 volte la sorveglianza speciale a cui era sottoposto. Sarebbe lui, stando all’inchiesta, ad aver dato parere positivo a ciascun gruppo di pusher attivo nella sua cittadina. Appena uscito dal carcere, De Castro aveva regalato al figlio il bar Atlantic con tanto di festa di inaugurazione a cui parteciparono volti noti della criminalità locale. Salvatore De Castro poteva contare sulla collaborazione di Michele Pagliari, rivenditore di cocaina dentro e fuori il suo locale e di altri uomini fidati. Sempre in quel bar sarebbero avvenuti gli incontri con un secondo gruppo di malviventi, responsabile del rifornimento di stupefacente. Emanuele De Castro sarebbe andato di persona all’Atlantic a "sistemare" due cameriere (entrambe non assunte) che avevano "osato" pretendere il compenso. La droga veniva denominata "caffè, birra o aperitivo" e il corrispettivo in denaro "spumante, panettone o abbonamento".

L’organizzazione sgominata aveva già reinvestito parte dei profitti in diverse attività locali, tra cui un bar ed un parcheggio adiacente all’aeroporto di Malpensa. Una piazza di spaccio era proprio il parcheggio del “Car Parking Malpensa”, di fianco allo scalo, anche questo intestato a Salvatore De Castro, nel quale come autisti dei pulmini che accompagnavano i viaggiatori all’aeroporto c’erano alcuni pusher graditi ai clan. Ieri i carabinieri sono arrivati anche lì e hanno trovato tre persone al "lavoro": alla luce del sole svolgevano lavori di facchinaggio e spostamento auto dei clienti, ma di fatto erano accusati di essere spacciatori. E tutti e tre erano assunti in nero.

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