L'avvocato ed il chimico, come veniva gestito il traffico di droga dal Perù

I retroscena dell'operazione che oggi ha portato all'arresto di 15 persone. "Memi" Salvo ha venduto una nuda proprietà per investire i soldi nel traffico. Un sudamericano si occupavano dell'approviggionamento, del trasporto e dell'estrazione della cocaina pura

(da sx) Stefano Sorrentino, Maria Teresa Principato e Maurizio Calvino (dirigente della squadra mobile)

Una tecnica semplice quanto sofisticata. In un primo momento la droga proveniente dal Perù veniva impastata con il silicone del doppio fondo di alcune valigette, poi direttamente con gli abiti che venivano trasportati nelle valigie. Era poi un chimico peruviano che, attraverso la tecnica dell'inversione, riusciva ad estrarre cocaina con un grado di purezza che poteva sino arrivare al 98%. Gli stupefacenti provenivano dalla capitale del paese sudamericano, Lima.

Le indagini sul''organizzazione criminale, terminata oggi con l'arresto di 15 persone, (LEGGI I NOMI) è nata "quasi casualmente - spiega il procuratore Maria Teresa Principato - da un'intercettazione telefonica", durante i controlli effettuati dalla polizia sui canali di spaccio. Fra i nomi della banda salta fuori anche quello dell'avvocato penalista Domenico "Memi" Salvo, divenuto uno dei principali finanziatori dell'attività illecita. Dalle indagini è venuta fuori una somma, pari a 42 mila euro, utilizzata per una delle tante forniture di sostanze stupefacenti. (GUARDA IL VIDEO DEGLI ARRESTI)

Tale somma proveniva dalla vendita di un'abitazione di via delle Magnolie. "Salvo è riuscito inoltre a reperire la somma di 400 mila euro - spiega il procuratore Principato - grazie alla vendita di una nuda proprietà della madre, foraggiando in maniera continuativa la compravendita della droga. Oltre a ciò l'avvocato rassicurava i compagni grazie alle proprie conoscenze, che gli avrebbero permesso di conservare la merce senza difficoltà". Elemento ad ulteriore conferma della vicinanza dell'avvocato con i fratelli Graviano. Le altre persone coinvolte si occupavano a più riprese del trasporto. E' il caso di Aldo Monopoli, a cui era stata affidata la valigetta con il doppiofondo, o di Giuseppe Borruso: nel suo bagaglio "c'erano i vestiti intrisi di droga - spiega la Principato -, tanto che quando gliela sequestrarono si oppose perché all'interno, come lui stesso disse, c'erano capi d'abbigliamento per oltre 3 mila euro".

"I filoni investigativi sono stati divisi in due tranche, dove uno - spiega il funzionario della Catturandi Stefano Sorrentino - riguardava i piccoli canali di spaccio, mentre il secondo i grossi approvvigionamenti. Per questa operazione non avevamo intenzione di colpire i piccoli spacciatori - conclude - ma di disarticolare l'organizzazione colpendola al cuore". E dopo aver avuto qualche problema con le importazioni dal Sud America, dove uno dei contatti era certamente l'attuale collaboratore di giustizia Gaspare Canfarotta, la banda si era organizzata con la Calabria, e dunque con la 'Ndrangheta, e con alcuni canali romani.

"Per capire le fonti di finanziamento delle operazioni di spaccio - ha continuato Sorrentino - è stato fondamentale collaborare con le forze dell'ordine degli altri paesi. Il traffico della droga è ormai globalizzato, tanto che le indagini sono state ricollegate ad alcuni furti effettuati in alcune banche di Berlino, per cui sono state arrestate nove persone. Nel loro covo sono state trovate mappe, passamontagna ed armi. Anche loro procuravano soldi per accrescere le disponibilità relative all'acquisto dei carichi".

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