La coca sul camper e il maxi giro d'affari: "Che sono 300 chili di fumo? Un pelo di m..."

I retroscena dell’operazione “Blacksmith” che ha portato a 19 arresti. I carichi di droga viaggiavano in autostrada dalla Campania e dalla Calabria alla Sicilia. La cassa in un distributore di benzina di via Michelangelo

I carichi di droga viaggiavano sull'autostrada dalla Campania e dalla Calabria alla Sicilia. Si è conclusa stamattina con 19 arresti - quindici a Palermo, due in Campania e due in Calabria - l’operazione “Blacksmith” condotta dalla sezione Antidroga della polizia. Dieci, quindici, cinquanta o anche mille chili di droga destinati alle piazze palermitane e non solo. Spesso gli scambi andavano a buon fine ma in qualche occasione c’erano gli agenti della Squadra Mobile pronti a rovinare i piani, pedinando i furgoni o appostandosi laddove sarebbe dovuto avvenire lo scambio.

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Come a maggio 2017, quando sono finiti in manette Giuseppe Flandina e il figlio Vincenzo Paolo, ai quali sono stati sequestrati in un’autorimessa della Zisa 300 chili di hashish che erano stati portati su una motoape, nascosti fra la frutta e la verdura. Come poi confermato da un collaboratore di giustizia: “C’è stata la riunione che hanno parlato loro, io ero vicino e sentivo lui che diceva: ‘Mi levaro un pelo ra minchia dice che ci levaro 300 chili i fumo’ dice.. nel senso che non era un danno’”. Di fatto il giro d’affari era molto più grosso, come emerso - dopo un altro sequestro - dall’intercettazione fra i due che secondo gli investigatori erano i promotori dell’associazione a delinquere, Paolo Di Maggio e Paolo Dragotto (detto “Budda”): “E io per guadagnare quelli che ho perso come faccio? Mi devo mettere così”. Tu hai perso? Che hai perso? Io ho perso… ho perso 200… che valgono 3 milioni di euro”.

I nomi delle persone arrestate

Le indagini sono state avviate nel 2016 con l’operazione Cinisaro, in cui emergevano le figure di Alessandro Bono (che si occupava dell’importazione di cocaina dal Sud America) e quella di Francesco Tarantino (che importava e smerciava la polvere bianca proveniente da oltre lo stretto).

“Dragotto e Di Maggio - ricostruisce la Questura - organizzavano trasporti di ingenti quantitativi di droga dalla Campania a Palermo, provvedendo anche allo stoccaggio temporaneo in un sito a Carini messo a disposizione dai fratelli Basile e dai Flandina. Lo stupefacente veniva fornito da Giovanni Visiello, collaborato da Savino Intagliatore, con il quale si recava in più occasioni a Palermo per tenere incontri riservati con il Di Maggio e Dragotto”. Tra un passaggio e l’altro subentrava Pietro Morvillo, ritenuto essere uno dei corrieri che si occupava di trasportare il denaro necessario per le forniture dalla Campania a Palermo. I due capi - ricostruiscono ancora gli investigatori - si avvalevano della collaborazione di Tommaso Marchese, “cassiere dell’organizzazione e depositario del denaro ottenuto dalle cessioni di stupefacente, utilizzando il distributore di carburante di via Michelangelo gestito da lui stesso gestito e l’abitazione dei suoceri”.

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La lista dei contatti o dei collaboratori è ancor lunga. Tra gli arrestati ci sono anche il partinicese Fabio Bongiorno (che “oltre ad acquistare partite di stupefacente offriva a Di Maggio e Dragotto anche marijuana coltivata da lui) e Michele Spartico: “Rilevante era il suo ruolo. Forniva stabilmente attività di supporto, occupandosi degli spostamenti in aeroporto, della prenotazione degli alloggi per i corrieri e i fornitori di stupefacenti o partecipando alle riunioni operative”. In carcere, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, anche il trentenne Daniele Spataro, collaboratore di Tarantino, “supportato nell’attività di spaccio al dettaglio e nella detenzione - aggiungono dalla Questura - dai coniugi Giampiero Badagliacca e Silvana Greco”. Tarantino, come ricostruito dagli investigatori a marzo 2017, avrebbe fatto da mediatore tra il suo abituale fornitore calabrese di cocaina e Di Maggio, da cui ha acquistato 20 chili di stupefacente materialmente consegnati da Morvillo.

La cronistoria dei sequestri di droga

Dall’inizio dell’attività investigativa a oggi la polizia ha sequestrato oltre tre tonnellate di sostanza stupefacente. Il primo arresto risale a novembre 2016, quando sono stati recuperati 4 chili di cocaina. A marzo dell’anno successivo, a Trapani, sono stati sequestrati 50 chili di hashish e due di cocaina trasportati su un camper da Morvillo che, con l’aiuto di Bongiorno, lo avrebbe poi ceduto a un trapanese. Appena due mesi dopo sono stati arrestati Giuseppe Flandina e il figlio Vincenzo Paolo, cui venivano sequestrati 300 chili di hashish nascosti in un’autorimessa alla Zisa.

A novembre dello stesso anno è finito in manette Sebastiano Pocchi, arrivato a Palermo per acquistare 15 chili di hashish destinati alla piazza di spaccio siracusana. A gennaio 2018, a Carini, è stata tolta dal mercato una grossa partita destinata - come ricostruito dalla polizia - a Dragotto e Di Maggio. In manette è finito Francesco Gallo, che si trovava alla guida del tir sul quale erano stati caricati 10 chili di cocaina. Da quell’attività si è passati alla perquisizione dell’abitazione dei Basile, dentro cui sono stati trovati ben 1.470 chili di hashish. E’ avvenuto nell’estate del 2018 il sequestro di altri mille chili di “fumo”a Francesco Vitale, mentre a novembre dello stesso anno ne sono stati sequestrati altri 300 arrivati da Torre Annunziata.

Abbracci e lacrime davanti alla Questura | VIDEO

Sigilli a due attività

Con lo stesso provvedimento firmato dal gip Roberto Riggio, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Gualtieri, sono state sequestrate le quote sociali e i beni aziendali della Toda distribuzione Sas di Davide Marchese e C. e l’impresa individuale Spartico Michele di Michele Spartico, che aveva in gestione l’attività di gastronomia e ristorazione “La bottega dell’angolo” di via Brunelleschi, a Borgo Nuovo.

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