Droga, dieci arresti: tra i corrieri anche una coppia in camper

I retroscena dell’operazione “Letium 3”. Una struttura organizzata nei minimi dettagli, sfruttando l’asse Campania-Palermo, portava in città grossi quantitativi di hashish ed eroina. Il vertice, Francesco Scimone, affiliato alla famiglia mafiosa di Brancaccio

Francesco Scimone

Avevano un immenso parco auto. E i corrieri erano tutte persone insospettabili. Tanto che dopo due sequestri in pochi giorni, dove sono andati “persi” 140 chili di hashish, si sono rivolti ad una coppia in Veneto – sfruttando il fatto che l’uomo fosse palermitano e dovesse trascorrere le vacanze in Sicilia – per trasportare uno stock di altri 90 chili tra eroina e hashish in camper, nascosti in un trolley. Era una struttura ben organizzata quella sgominata dagli uomini della sezione Antidroga della Mobile e che ha portato all’arresto di 10 persone, di cui 8 palermitani (LEGGI I NOMI). Due invece sono ancora ricercati nell’operazione denominata “Letium 3”. Al vertice Francesco Scimone, affiliato alla famiglia mafiosa di Brancaccio.

“L’operazione risale al 2010 – spiega il pm Maria Teresa Principato – e si è conclusa nel giro di pochi mesi tra marzo e luglio. Si tratta di un’appendice di un’altra indagine conclusasi nel 2009. La droga arrivava nel capoluogo siciliano secondo il ben collaudato asse con la Campania. L'attività ha portato al sequestro complessivamente di circa due quintali di droga con perdite per l'organizzazione criminale di circa 240 mila euro”. L’uomo d’onore, nonché il finanziatore dell’impresa, era Francesco Scimone. Maurizio Lettieri invece era il contatto napoletano che riusciva sempre a trovare quantitativi importanti. “Gli altri – continua la Principato – sono tutti con precedenti per spaccio, curavano i dettagli: dalle strategie per far arrivare la droga in Sicilia ai contatti con i fornitori”.

Ma nonostante l’organizzazione impeccabile – parco auto con vetture di grossa cilindrata, autisti sempre diversi, le staffette tra i corrieri – gli investigatori sono riusciti a mettergli gli occhi (e le orecchie) di sopra. E così sono riusciti a mettere segno due grossi sequestri: il primo il 16 marzo (90 chili di hashish) e il secondo il 28 marzo (altri 50 chili). Un duro colpo per Scimone, che a quel punto aveva accumulato un debito pesante e aveva la necessità di rifarsi.

“Così – spiega Stefano Sorrentino, della Mobile – ha deciso di affidarsi ad un nuovo contatto in Veneto ingaggiando una coppia, marito e moglie (Carmelo Urso e Angelina Manno), insospettabile. Con la scusa che l’uomo, palermitano, avrebbe dovuto trascorrere le vacanze estive in città li hanno ingaggiati per portare dei grossi quantitativi di eroina e hashish nascosti in un trolley”. Ma i due sono stati bloccati poco prima di entrare in città, come in occasione dei sequestri di marzo, grazie “alla grande attività investigativa degli agenti della sezione antidroga”. Un ruolo cruciale nell’operazione, oltre alle intercettazioni, lo hanno avuto gli arresti in differita. “I corrieri beccati in flagranza di reato – afferma Sorrentino – sono stati subito arrestati. Si trattava sempre di incensurati: in un caso abbiamo fermato perfino un rappresentante di camicie. Gli altri soggetti, su cui avevamo già forti indizi, venivano di proposito lasciati in libertà in modo da farci arrivare all’intero organigramma”.

Dietro alla rete è sempre importante il ruolo della mafia. Oltre a Scimone, infatti, anche altre persone arrestate erano state coinvolte nell’operazione “Alexander” che ha sgominato il clan dei D’Ambrogio.

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