La coca dall'Argentina, l'allenatore di calcio come corriere e i timori del capo: "Mi gioco la faccia..."

Ricostruita la rete per l'import della droga in città. Tra i capi Salvatore Drago Ferrante, era ai domiciliari ma per gli inquirenti agiva tramite uomini di fiducia. Le raccomandazioni al fornitore: "La qualità è importante perché stiamo iniziando un lavoro ... ". Coinvolto un ex calciatore oggi allenatore, detto "il mister". I retroscena dell'operazione "Green Finger"

Formalmente era agli arresti domiciliari, ma questo non impediva a Salvatore Drago Ferrante, 55 anni, di gestire un fiorente traffico di cocaina dal Sud America. Per portare avanti gli affari faceva affidamento su una rete di collaboratori. Tra loro c'era anche un allenatore di calcio, detto "mister". I corrieri erano seguiti passo passo nelle loro trasferte, ogni passaggio era monitorato cosi come c'era grande attenzione alla qualità delle sostanze importate: "Mi gioco la faccia.. ", diceva al suo fornitore. Sono alcuni dei retroscena dell'operazione "Green Finger", messa a segno ieri dalla Squadra Mobile. Arrestate 23 persone, tra cui undici palermitani.

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Per gli inquirenti Drago Ferrante - con un lungo curriculum messo nero su bianco negli archivi delle forze dell'ordine e ritenuto vicino alla famiglia mafiosa di Brancaccio quando era guidata da Giuseppe Guttadauro - "aveva creato un’associazione per delinquere finalizzata all’importazione di cocaina da Buenos Aires".

I nomi degli arrestati

Tra i corrieri al suo servizio c'era Calogero Rio di Termini Imerese, detto "mister" perché "allenava una squadra di ragazzini", dice un collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha fornito agli investigatori importanti riscontri. Nato a Termini Imerese, Rio ha infatti militato in tante squadre di Promozione, Eccellenza e Serie D, tra cui Termitana, Nissa e Casertana. Era poi passato al ruolo di allenatore. Il "mister" è protagonista di una compravendita non andata a buon fine. "Spedito" da Palermo a Buenos Aires doveva tornare con droga per oltre 28 mila euro, somma che portato con sé avvolte in un paio di mutande. L'affare, però, è sfumato nonostante il pagamento della somma pattuita e il mister è tornato in Italia a mani vuote.

Le intercettazioni: la droga era chiamata "Versace" | Video

"... Quando arriva il mister... - diceva Drago Ferrante a un suo contatto non sapendo di essere intercettato - fai una cosa prendi questi che ti consegna tutto eh... i 28 te li tieni per te, vai in quello di là ti fai dare il biglietto per come era stato fatto e mi devi fare la cortesia lo rifai se ci sono 200/300 euro di differenza mi dici mandami una West Union che non c'è problema...".

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Le riunioni per mettere a punto i dettagli delle "spedizioni" avvenivano a casa di Drago Ferrante. Prima a Bagheria e dopo a Milano, dove si era trasferito per scontare i domiciliari. A incastrarlo ci sono anche le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Pasquale Di Salvo e Andrea Militello, ritenuti attendibili perché "hanno fatto parte dell'associazione in questione per cui sono a conoscenza dei fatti narrati per averli appresi direttamente in virtù della loro appartenenza al sodalizio" scrive il gip nell'ordinanza. Dichiarazioni "intrinsecamente puntuali, precise, logiche e coerenti". 

L'uscita degli arrestati dalla Questura | Video

Salvatore Drago Ferrante viene tratteggiato dagli inquirenti con un capo esigente, che pressava i suoi uomini perchè la droga fosse di qualità eccellente. "Mi raccomando per favore la qualità dei motori (uno dei nomi in codice della droga ndr), questo è prioritario. Mi gioco la faccia su questo - diceva - E' importante perché stiamo iniziando un lavoro che è importantissimo per me e... siccome ho detto determinate cose e... desidero che siano quelle perché altrimenti mi gioco veramente la faccia, hai capito?".

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