Di Matteo, il diario di Falcone e la pista Gladio: "Escluso ingiustamente da pool stragi"

Cafiero de Raho contesta al pm palermitano di avere interrotto il "rapporto di fiducia all'interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia" parlando in tv di argomenti su cui si sta discutendo in riunioni riservate. Lui ribatte: "Ho detto cose note, provvedimento immotivato"

"Sono convinto che il provvedimento sia ingiusto e immotivato. Per questo motivo, nel modo istituzionale più corretto, ho presentato le mie osservazioni al Csm che dovrà decidere se quel provvedimento è corretto o non lo è". Lo ha annunciato il pm della direzione  nazionale antimafia Nino Di Matteo, alla presentazione del suo ultimo libro 'Il patto sporco' a Taobuk di Taormina.

Dopo la puntata di "Atlantide" andata in onda il 18 maggio scorso, il procuratore capo della direzione nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, ha deciso la rimozione del magistrato dal neonato pool stragi, che da pochi mesi indaga sulle "entità esterne nei delitti eccellenti di mafia".

Cafiero de Raho contesta a Di Matteo di avere interrotto il "rapporto di fiducia all'interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia" impegnate nelle indagini sulle stragi. Cioè di aver risposto al conduttore della trasmissione, Andrea Purgatori, con delle analisi che ricalcano le piste di lavoro riaperte sulle stragi, su cui si sta discutendo in riunioni riservate.

Al Csm, qualcuno ha osservato però che Di Matteo ha fatto riferimento esclusivamente ad elementi noti ("cose che si trovano facilmente anche su Google", dice il pm palermitano). Ovvero: il ritrovamento, accanto al cratere di Capaci, di un biglietto scritto da un agente dei Servizi Segreti, e poi anche di un guanto con un Dna femminile. Il magistrato ha ricordato pure la scomparsa del diario di Falcone, da un computer al Ministero della Giustizia e ha ribadito l'ipotesi che alcuni appartenenti a Gladio, l’organizzazione paramilatare segreta attiva durante la Guerra fredda, abbiano avuto un ruolo nella fase esecutiva della strage del 23 maggio 1992.

Nel frattempo sono state raccolte oltre 80 mila firme per farlo rientrare nel Pool di magistrati da cui era stato estromesso. "Certo non ho promosso né alimentato  la raccolta di firme- dice ancora Di Matteo -. In quella intervista non mi è scappato niente dalla bocca, ho voluto solo  dire alcune cose. Di certi argomenti,  nemmeno se sono consacrati con sentenze definitive, oggi se ne parla".

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