Depistaggio per la strage di via D'Amelio, Petralia: "Sconvolto da macelleria mediatica"

Parla il procuratore aggiunto di Catania, Carmelo Petralia, che è indagato per concorso in calunnia aggravato: "Le parole di Fiammetta Borsellino? Fu addirittura difficile riuscire a rintracciarla per comunicarle quello che era accaduto il 19 luglio..."

"Ciò che mi ha sconvolto e amaramente colpito sul piano umano, familiare, e mi fermo qui, è stata la gestione mediatica della notizia, perché se c'è una cosa sacra nella fisiologia del nostro codice di procedura penale è la segretezza delle iscrizioni sul registro previsto dall'articolo 335. Ammesso pure che vi fosse l'assoluta necessità di fare un accertamento tecnico irripetibile, che impone la comunicazione anche alle parti offese, si sarebbero dovute adottare cautele idonee a sconsigliare la 'macelleria mediatica' a buon mercato". A parlare, in un'intervista al quotidiano La Sicilia è il procuratore aggiunto di Catania, Carmelo Petralia, indagato per concorso in calunnia aggravato dall'aver favorito Cosa nostra nell'ambito dell'inchiesta sul depistaggio per la strage di via D'Amelio del 1992.

"Della gestione della collaborazione di Scarantino (il pentito falso del caso Borsellino, ndr) si occupava un pool di magistrati molto più ampio - dice Petralia - ma in concreto solo io e la collega Palma (anche lei indagatia) siamo rimasti vittime. Il dato conosciuto e amplificato dai media manca di molti nominativi e mi chiedo ancora perché".  

Rispetto alle accuse mosse da Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo, circa le "responsabilità morali prima che giudiziarie" di chi "ha lavorato male compromettendo il percorso di verità", il procuratore replica secco: "A lei che domanda dov'era lo Stato, dove erano i magistrati durante le indagini, dico dov'era lei nei giorni drammatici precedenti l'assassinio di suo padre e degli altri servitori dello Stato in quei giorni tremendi che separarono Capaci da via D'Amelio. Sa bene che fu addirittura difficile riuscire a rintracciarla per comunicarle quello che era accaduto il 19 luglio. Da allora da parte della famiglia Borsellino l'unico vero contributo ampio, sincero e incondizionato di collaborazione, anche alla conoscenza dei fatti e alle indagini in senso stretto, è venuto dalla signora Rita, la sorella di Paolo, e dalla sua famiglia".  

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