Dell'Utri, lo sfogo dalle sbarre: "Contro di me un atto di crudeltà"

In una lettera inviata da Rebibbia ai suoi difensori l'amarezza dell'ex senatore dopo che i giudici hanno respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute

Marcello Dell'Utri

"Sono amareggiato, più che sorpreso, per l'ennesimo atto di crudeltà giudiziaria compiuto dal Tribunale di Sorveglianza di Roma e lamentato anche da diversi detenuti nelle mie stesse, se non peggiori, condizioni". Marcello Dell'Utri scrive dal carcere romano di Rebibbia. E si sfoga attraverso una lettera indirizzata ai suoi difensori, dopo che i giudici - nei giorni scorsi - hanno respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute.

"Contro ogni obiettivo esame della situazione patologica - ha aggiunto Dell'Utri - il tribunale si prodiga in una motivazione fantasiosa che non può trovare accoglimento in una normale intelligenza e in un animo sereno". Dell’Utri continua affermando che “ancora più mi meraviglia il fatto che nulla è stato disposto perché mi sia praticata una forma di terapia effettiva, idonea e concreta, compatibile con il mio stato e in rapporto alla motivazione devo ribadire che la storia della latitanza in Libano è una leggenda vera e propria per cui ho chiesto ai miei difensori di far acclarare una volta per tutte la verità dei fatti”.

Nelle scorse ore il senatore palermitano è stato visitato dal deputato di Forza Italia Amedeo Laboccetta. "L'ho trovato immerso nello studio per il suo prossimo esame universitario che è 'la storia del libro'. Ciò che più mi rattrista sul caso Dell'Utri è il silenzio tombale dei big di Forza Italia. Certo, ci sarà pure la campagna elettorale, ma qui siamo di fronte ad un atto di barbarie. Ed un partito che si dice garantista come FI non può restare in silenzio rispetto a questo scandalo. Il Tribunale ha respinto la richiesta dei legali di Dell'Utri con motivazioni assurde. Poiché deambula potrebbe fuggire e le sue malattie non si sono aggravate. Lo liberiamo se diventa paraplegico? Mi ricorda quel che scrisse un altro giudice su Contrada: 'Le sue sofferenze non hanno ancora superato il limite dell'umana tollerabilità'. Una frase agghiacciante. Penso che la politica non debba rimanere indifferente rispetto alla vita di un uomo anziano, gravemente malato e che ha gia' scontato quattro anni della sua pena. E che non rappresenta certo un pericolo per la societa'. Non possiamo girare la faccia dall'altra parte, e fare atti pilateschi. La solidarietà si pratica e non si predica. Occorre, a mio avviso, organizzare una grande mobilitazione nazionale per difendere il principio dell'umanità della pena. Rivolgo un accorato appello a tutti gli uomini liberi che militano in tutti gli schieramenti politici, e spero che qualcuno si passi la mano sulla coscienza

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