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Borgo Nuovo, angolo di città scordato Dall’ex palmeto al plesso Deledda

Le piante sono state uccise dal punteruolo rosso, della scuola è rimasto solo lo scheletro diventato covo per tossicodipendenti, mentre lo spazio verde si è trasformato in discarica. I residenti: "Ci sentiamo abbandonati"

Piera Zagone 1 marzo 2012

Un angolo di città dimenticato. Parliamo di largo Gibilmanna e largo Mussomeli a Borgo Nuovo, dove i residenti vivono ogni giorno faccia a faccia con il degrado. “Fino a qualche anno fa – ha dichiarato Girolamo Paglino, un abitante della zona - c’era un bel palmeto che poi è stato completamente distrutto dal punteruolo rosso”. Adesso, giorno dopo giorno, aprendo le finestre il panorama cambia in peggio: “Da agosto non si vede più nessuno a fare manutenzione – continua Paglino – e la zona verde si è trasformata in una discarica con piatti di plastica, bottiglie di acqua o di detersivi, cartoni e chi più ne ha, più ne metta”.

Più di una volta i residenti hanno contattato Amia e più di una volta sono arrivate delle promesse che ancora attendono di essere esaudite. Ma i problemi, purtroppo, non finiscono qui. Poco lontano dall’ex palmeto, infatti, c’è l’ex plesso Grazia Deledda, una scuola abbandonata e dilapidata: “Gli infissi li hanno portati via da anni – ha dichiarato Paglino-. La scuola è ormai una struttura-scheletro non utilizzato, forse un covo per drogati”. Ed infine con i residenti abbiamo parlato di un altro grande problema, quello della con campetti di pallavolo e basket non utilizzati, una struttura mai assegnata dal Comune e abbandonata. La palazzina del custode è stata bruciata e vandalizzata e per un certo lasso di tempo è stata perfino la residenza di una famiglia di abusivi.

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“Ci sentiamo abbandonati e presi in giro” commenta Paglino che conclude: “Spero che le cose cambino ma ho davvero poca fiducia”. Giovanni Tarantino, consigliere Pd della quinta circoscrizione ha sollevato il caso al Comune e ad Amia: “E’ una situazione che va avanti da mesi, nel caso dei campetti da anni. E’ necessario che le istituzioni facciano qualcosa per il quartiere”.
 

Giovanni Tarantino
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